Introduzione: Lo shojo manga (fumetto giapponese per ragazze)
che ci apprestiamo a recensire è nato dalla penna di
Mari Okazaki. Non si tratta di una storia sola, ma di una
serie di sei storie brevi, tutte auto conclusive che sono
accomunate unicamente dal tema focale della solitudine, trattato,
per altro, in maniera davvero molto particolare.
Nel caso in cui non lo abbiate ancora capito, stiamo parlando
di Yawarakai Kara il cui titolo può essere facilmente
tradotto in italiano in Il Soffice Guscio (anche in questo
caso il nome del manga non è scelto a caso, ma si ricollega
perfettamente più che alla tematica, alla visione dell'autrice
sul mondo). Prima di parlare nello specifico de Il Soffice
Guscio sarebbe il caso di spendere due parole su Mari Okazaki
dato che è totalmente sconosciuta qui in Italia. Per
prima cosa occorre dire che le opere di questa mangaka sono
state importate e localizzate sia negli Stati Uniti d'America
sia in Francia dove l'autrice ha subito conquistato il suo
pubblico grazie alle sue opere mature e profonde. Secondariamente
ricordiamo che Mari Okazaki è una giovane nata nel
1967 a Nagano e che prima di buttarsi nel magico mondo del
fumetto ha frequentato i corsi delle belle arti e poi ha lavorato
presso degli studi pubblicitari dove aveva il ruolo di illustratrice.
Tra i suoi titoli ricordiamo: 12 Ka Getsu (realizzato nel
2003), Shibuya Ku Maru Yama Cho (realizzato nel 2004), Shirogane
Ninaru (realizzato lo scorso anno, nel 2006). Il fiore all'occhiello
delle creazioni di Mari Okazaki, però, rimane sempre
il mitico Suppli. Ricordiamo che in Giappone Yawarakai Kara
(Il Soffice Guscio), è stato distribuito in un unico
tankobon auto conclusivo nel 2001 dalla società editrice
Shueisha. La collana sulla quale questo shojo manga è
stato pubblicato è la RMC Comic, mentre la rivista
di serializzazione sulla quale mano mano venivano mostrati
i capitoli delle storie è la Bouquet & Cookie.
Sfortunatamente questo fumetto è ancora del tutto inedito
qui in Italia. Per chi conoscesse la lingua giapponese e volesse
leggerselo in anteprima nazionale suggeriamo di fare riferimento
a negozi d'importazione (in tal caso, però, il valore
del tankobon, a causa delle spese di gestione, lieviterà
fino ad arrivare sui 10€) oppure di acquistarlo presso
un negozio online in Giappone dove quasi certamente il risparmio
sarà garantito.
Considerazioni e Storia:
Come abbiamo accennato in precedenza, Yawarakai Kara (Il Soffice
Guscio) non è una storia unica, ma una collezione di
sei storie diverse accomunate da un tema unificante, ovvero
la solitudine, l'isolamento e l'apatia... sensazioni senza
tempo e senza età che trascendono luoghi, tempi e persone
(di fatti Mari Okazaki ambienterà una delle sue storie
in un'epoca passata quando vi erano ancora i signori feudali
e le principesse!). Siamo di fronte, ovviamente, ad un manga
atipico che difficilmente potremmo catalogare come shojo manga
(è shojo solo nella presenza stessa dell'amore, ma
per il resto potrebbe benissimo essere una vicenda drammatica).
Il titolo fa riferimento al tema principale con alcuni collegamenti
al mondo degli insetti e a scene psicologiche e riflessive.
E' forse un prodotto, questo, per ragazzine?
Assolutamente no e questo non tanto perché mostra scene
di nudo o di sesso esplicito (il nudo c'è, il sesso
esplicito no, di certo, però, non si tratta di un prodotto
erotico o a carattere pornografico!) quanto per gli argomenti
trattati.
In linea di massima Yawarakai Kara si fa apprezzare anche
se, però, non è esente da alcuni difetti che
potrebbero disincentivare non poco l'acquisto del lettore.
Il primo difetto è che è un po' troppo serio,
il che non sarebbe certo un problema se si trattasse di un
romanzo, un libro o qualcosa del genere. Forse l'autrice avrebbe
avuto maggiore successo se avesse scritto una trattazione
sui vari aspetti della solitudine (abbiamo visto che le trattazioni,
se ben scritte, possono attrarre senza problemi qualsiasi
tipo di pubblico, anche il più esigente o particolare)
o forse si è semplicemente dimenticata che ciò
che stava creando era un fumetto, per altro di genere shojo
(manga per ragazze giovani). In questo credo ci sia stato
un grandissimo errore. Sebbene in uno shojo non siano assolutamente
vietate situazioni serie o drammatiche, ciascun titolo di
questo genere o tipologia dovrebbe per lo meno conservare
dei passaggi "di respiro" che consentissero, cioè,
al lettore di staccare la spina e tornare all'intrattenimento
cui è volto qualsiasi manga shojo che si rispetti.
Così non è nel caso di Yawarakai Kara. L'autrice
si prodiga continuamente a spiegare e ad illustrarci varie
forme di "solitudine" e dato che le vicende sono
separate nonché molto dense, il lettore ha come l'impressione
di non riuscire a trovare uno spiraglio di luce a quell'angoscia.
Tra le altre cose è notevole l'sipirazione (per non
dire altro) che l'autrice ha avuto nel creare il suo titolo
da Utena. Non ci stiamo riferendo tanto alla serie TV, quanto
ad alcuni passaggi ben specifici del film. Per prima cosa
in un passaggio di Yawarakai Kara si vedono due ragazzi nudi
con delle ali in una analogia "naturalesca" con
degli insetti. Viene specificato anche il modo di vivere di
tali insetti esattamente come se ci trovassimo in un documentario.
L'analogia con gli insetti non è certo un'idea della
Okazaki, ci teniamo a specificare! Abbiamo potuto vedere donne
nude con ali di insetti anche in Utena e anche lì la
psicologia si confondeva con il concetto di bozzolo il quale,
una volta schiuso, si trasformava in una enorme farfalla.
Che tipo differenza c'è, quindi, tra la situazione
di Utena e quella di Yawarakai Kara? La nostra risposta è:
"una differenza molto flebile". La trattazione di
Utena è veramente molto complessa e di certo non si
ferma al semplice "voler parlare della solitudine".
Ciascun personaggio che ha a che fare con l'insetto (vogliamo
parlare della saga della rosa nera?) è solo, trascurato
e lasciato da parte, ma c'è di più! Molto di
più... c'è un desiderio di vendetta che cresce,
che si fa più forte e che diventa l'energia per poter
impugnare la rosa nera. In Yawarakai Kara tutto è più
tiepido e monotematico, meno contestualizzato, più
rosa, più gracile e quindi forse meno convincente.
Discutibili alcuni passaggi, ma globalmente buone le tavole
non tanto nel disegno (le figure a volte sono disegnate appena
discretamente), quanto per la disposizione delle vignette
e dei baloon. A parte questo crediamo che la lettura di questo
shojo manga sarà limitata ad una ristretta cerchia
di persone, la maggior parte di queste grandi fan di Mari
Okazaki. Gli altri lettori, specialmente quelli che desiderano
qualcosa di parecchio disimpegnato, farebbero bene a tenersi
ben lontani da questo "pesante" titolo.