Con ogni probabilità l'autrice del fumetto che stiamo
per recensire, Tomoko Hayakawa, nell'ideare e creare la sua
ultimissima opera intitolata Yamato Nadeshiko shichi henge,
ovvero Le sette trasformazioni della donna nipponica, ha avuto
l'idea precisa di andare contro ogni schema, rompendo sistematicamente
con qualsiasi tipo di convenzione dettata dal genere a cui
ella stessa si ispira, ovvero lo shojo manga (fumetto giapponese
per ragazze).
Ci sarà riuscita?
Forse sì, ma si poteva dare certamente di più.
Anche Yamato Nadeshiko shichi henge è la dimostrazione
vivente che in pochi sono riusciti veramente a sbarazzarsi
degli standard degli shojo manga. Gira che ti rigira, di fatti,
si ritorna nelle stesse situazioni, con gli stessi personaggi,
nello stesso setting.
Partiamo proprio dal setting: se l'autrice avesse voluto essere
veramente originale avrebbe dovuto certamente inserire un'ambientazione
un po' più originale della solita città giapponese.
Certamente uno sfondo così anonimo non aiuta a rendere
la protagonista, di nome Sunako, così particolare ed
unica. A questo punto qualcuno potrebbe appuntare che non
è l'ambientazione che rende Sunako originale, ma la
sua stessa caratterizzazione e il suo modo di rapportarsi
con gli altri e gli altri con lei. Abbiamo seri dubbi in proposito.
E' vero... la giovane non spicca certo per bellezza (questo
aspetto è senza ombra di dubbio alcuno di rottura con
il genere standard shojo che vede tutte le ragazze belle e
carine), ma non perché sia oggettivamente brutta, quanto
perché è trascurata... o meglio, volutamente
trascurata. In realtà Sunako è molto affascinante
e questo aspetto, ci duole dirlo, la rende di già molto
anonima nella misura in cui, fisicamente parlando, non è
poi così diversa dalle eroine degli shojo manga.
Nemmeno il suo aspetto esteriore l'aiuta ad essere unica:
a parte il fatto che il suo modo di vestirsi (graffiante,
sì, ma di certo non così sciatto) è assolutamente
incoerente alla caratterizzazione psicologica promulgata dall'autrice,
c'è da dire che l'essere "dark" non è
certo uno status introdotto da Yamato Nadeshiko shichi henge,
ma è un fenomeno sociale che ormai non ha più
nemmeno dell'incredibile. Il profilo psicologico può
anche essere buono, ma non è sorretto da una motivazione
valida. Non ce ne vogliano le sostenitrici di questo manga,
però ci pare un po' troppo esagerato che si cambi totalmente
stile di vita per così tanti anni semplicemente perché
una storia d'amore non è andata a buon fine. L'autrice
avrebbe potuto dare molto di più, contestualizzare
il disagio interiore magari inserendo la ragazza in un ambiente
molto più difficile, ricco di insidie e di sofferenze
oppure inserire un trauma infantile. Anche la lezione morale
promulgata dall'autrice ci pare abbastanza discutibile. Ad
un certo punto della trama ci pare quasi che la Hayakawa si
fissi con l'idea che una ragazza non femminile debba essere
per forza di cose una deviata, una spostata, una persona incapace
di amare. Abituati forse con mangaka forse più mature
e riflessive sullo stampo di quelle di Nana in cui le ragazze
con i bermuda e le giacche di pelle nera sono dolci e sensibili
senza bisogno di indossare minigonne con i fiorellini, l'idea
di base di questa autrice ci pare forzata ed anche un po'
superata, diciamocelo.
Il forzare, poi, la povera Sunako, a tornare quella di un
tempo (anche attraverso l'espediente dei bei ragazzi), in
condizioni normali avrebbe creato sicuramente una forma di
rigetto, mentre qui piano piano la giovane riesce a sciogliersi
e ad atteggiarsi in maniera più femminile. Il manga
è lungo, troppo lungo per noi, perché avrebbe
potuto raccontare le stesse cose in meno della metà
dei tankobon (l'impressione generale è che l'autrice
miri ad "allungare il brodo"). Il disegno è,
probabilmente, l'elemento più negativo di tutti. Pessimo
il tratto (ancora una volta reputiamo che ci siano doujinshi
disegnati cento volte meglio!), pessima l'organizzazione delle
tavole, pessimo l'uso dei retini. Ricordiamo che in Giappone
questo manga (ancora in corso) e' distribuito in 13 tankobon
(volumetti orientali) dal 2000 dalla società editrice
Kodansha. La collana su cui Le sette trasformazioni della
donna nipponica e' pubblicato e' la KC Betsufure, mentre la
rivista di serializzazione sulla quale escono mano mano tutti
i capitoli della storia, e' la Betsufure. Sfortunatamente
questo fumetto e' ancora del tutto inedito qui in Italia.
Per chi conoscesse la lingua giapponese e volesse leggerselo
in anteprima nazionale suggeriamo di fare riferimento a negozi
d'importazione (in tal caso, però, il valore del tankobon,
a causa delle spese di gestione, lieviterà fino ad
arrivare sui 10€) oppure di acquistarlo presso un negozio
online in Giappone dove quasi certamente il risparmio sarà
garantito.
Scheda informativa:
Titolo: Yamato Nadeshiko shichi henge (il titolo occidentalizzato
e': Le sette trasformazioni della donna nipponica)
Casa Editrice: Kodansha
Numeri: 13 Volumetti attuali in serie ancora in corso (tankobon
giapponese)
Prezzo: 10€ circa (importazione)
Autore: Tomoko Hayakawa
Note:
Fumetto completamente inedito in Italia. L'autrice ha esordito
con l'opera intitolata The Wallflower ed e' l'unico titolo,
assieme a Le sette trasformazioni della donna nipponica ad
essere una storia lunga. Di questa mangaka abbiamo anche manga
brevi e/o auto conclusivi che rappresentano la maggior parte
della sua produzione; ne ricordiamo alcuni: Zokuzoku shichauno
(pubblicato nel 1995), Risou no kao wo motsu otoko (pubblicato
nel 1996), Motetakunai no (pubblicato nel 1997), Ousama no
tamago (pubblicato nel 1997), Kireina otoko no ko (pubblicato
nel 1999) ed infine Dengeki Love Machine (pubblicato nel 2001).