Premessa: Parlare di Tezuka nella sua interezza risulterebbe
praticamente impossibile, data la vastità delle fonti
a disposizione sul più idolatrato mangaka giapponese
(specie in patria): sono stati versati veri e propri fiumi
di parole sia sulle opere che sulla vita stessa dell’autore.
A chiunque volesse saperne di più, consiglio l’acquisto
di “Osamu Tezuka: l’arte del fumetto giapponese”
di Monica Piovan, Musa Edizioni. E’ un ottimo saggio,
dedicato agli appassionati come ai neofiti del genere. E’
l’opera principale alla quale mi sono attenuto in questo
mio personale (e doveroso) tributo al Dio dei Manga.
Conosciuto a livello planetario come “Manga no Kamisama”,
il Dio del Manga, Tezuka è l’autore giapponese
che ha conferito al manga una dignità letteraria pari
a quella di altre forme espressive ben più blasonate.
Dopo anni di immobilità, il manga abbandona la sua
forma di sketch per passare ad una ben più articolata
narrazione riversata in centinaia di pagine di vignette “riprese”
da accurati tagli visivi (cade in disuso la struttura ormai
arcaica tipica dei manga: inquadratura lontana, protagonista
che entra dalla sinistra, si pone al centro di un ideale teatro
per poi uscire dalla destra). Sin da piccolo il nostro risentì
di numerosi influssi legati alle passioni di entrambi i genitori:
la madre seguiva attentamente il teatro takarazuka (una forma
teatrale indigena del luogo ove Tezuka crebbe); il padre era
un grande appassionato di cinema. E fu soprattutto quest’ultimo
a penetrare nell’animo di Tezuka, rappresentato nella
fattispecie dal cinema d’animazione Disneyano. Tezuka
rivide decine di volte i film Disney (e non solo quelli: assisteva
a diverse centinaia di film l’anno!): Bambi, in particolare,
il miglior film della Disney di sempre, fu rivisto circa 80
volte. Questo al fine di carpire il segreto che conferiva
un aspetto sì fluido e affascinante a tali opere. Segreto
che riuscirà a scoprire e influenzerà il suo
stile di disegno in maniera inequivocabile: il movimento circolare.
I personaggi Disneyani risultavano così fluidi grazie
alle forme essenziali che li componevano: erano il risultato
in pratica dell’assemblaggio di figure geometriche semplici,
prima su tutte la sfera. E non è difficile trovare
questa ricercata semplicità nelle opere di Tezuka.
Il maestro cercò quindi di trasferire su carta la dinamicità
del disegno Disneyano (che, in effetti, osservato statico
sui rodovetri, risulta più immobile di quanto un semplice
disegno possa essere, spero di aver reso l’idea). Addirittura
Tetsuwan Atom, il personaggio di una delle sue opere più
famose, aveva quattro dita (è una “mutilazione
grafica” che viene ottenebrata dal movimento). Questo
iniziale procedere su strade parallele con il colosso americano
dell’animazione si interruppe presto: per Tezuka il
vero spirito della Disney venne abbandonato quando lo stesso
Walt passò da artista ad imprenditore. Lo stesso Tezuka
si allontanerà ben presto dalla Mushi Production, che
lui stesso aveva creato. Voleva continuare ad essere un autore,
riuscendo a proporre opere totalmente differenti dagli stereotipi
dell’epoca, basate su trame innovative e non necessariamente
indirizzate al pubblico giovanile (trattavano anzi soesso
argomenti complessi quali la religione, l’omosessualità,
l’atavica insofferenza del popolo nipponico nei confronti
dell’invasore a stelle e strisce). La sua bibliografia
è vastissima. Attualmente a Takarazuka (ove Tezuka
visse) è aperto un museo a lui dedicato.