
Anche nel caso della terminologia
legata alla manifestazioni di manga ed anime, abbiamo dato
un assaggio quando abbiamo spiegato cosa sia un doujinshi,
ovvero un piccolo volumetto creato da autori esordienti o
meno e basato, in linea di massima, su manga ed anime già
famosi (per ulteriori informazioni in merito fate sempre e
solo riferimento al nostro sito principale). Ma perché
questo termine è legato alle manifestazioni del settore?
La risposta è davvero molto più semplice di
quello che possiate minimamente immaginare: perché
i doujinshi sono prodotti che vengono venduti esclusivamente
presso il Komiketto.
Il Komiketto (Comiket — Comics Market)
non è una manifestazione... è la manifestazione!
Potremo dire che il Komiketto sta a Giappone come Lucca Comics
sta a Italia. Incredibile, ma vero, il Komiketto, contrariamente
a quanto tutti potrebbero immaginarsi e pensare, è
ben più giovane della fiera del Lucca Comics in quanto
è nato solo nel 1975.
Piano piano questa fiera è diventata sempre più
famosa e frequentata tanto che adesso è diventato un
appuntamento sentito non solo dai fan del settore, ma anche
da tutta la popolazione del noto arcipelago. Il Komiketto
si svolge in una sorta di impianto fieristico specifico, dotato
di più piani e di due “ali”, l'ala est
e l'ala ovest. All'interno di ciascun edificio, assolutamente
enorme e sconfinato, è possibile spostarsi attraverso
l'uso di moderne scale mobili e lunghi corridoi fatti di vetro.
Naturalmente sono presenti anche locali pubblici come bar,
ristoranti, punti di ristoro etc etc. E' possibile anche uscire
dalle due ali, e costeggiare l'edificio uscendo fuori. Se
pensate di poter entrare facilmente nel Komiketto... vi sbagliate
di grosso! Non stiamo scherzando quando diciamo che ci sono
delle persone che si addormentano davanti all'ingresso (non
proprio davanti, se dovessimo essere precisi, quanto, piuttosto,
in prossimità) dentro un sacco a pelo pur di essere
tra i primi ad accedere dentro l'area fieristica.

Diciamo che la loro non è
molto una mania, quanto, piuttosto un'esigenza.
Tutte le persone che si recano anche qualche ora prima dell'apertura
ufficiale, sono praticamente costretti a rimanere in file
chilometriche per svariate ed interminabili ore... solo dopo
tanta pazienza, si può entrare all'interno del Komiketto
dove abbiamo un'ala destinata agli autori (dove è possibile
acquistare gadget ufficiali) ed un'altra destinata agli “amatori”.
E' proprio in quest'ultima area che è possibile trovare
un numero infinito di doujinshi e di opere analoghe. E' interessante
altresì notare come questo fenomeno indichi chiaramente
come la legge sui diritti d'autore non sia così esosa
come qui in Italia dove certamente un'opera amatoriale dedicata
ad un fumetto originale sarebbe catalogata ingiustamente come
copia o plagio.
Comunque sia è bene sottolineare che i doujinshi non
sono l'unica realtà di cui è costituita la fiera
del Komiketto... assieme ai volumetti, di fatti, possiamo
trovare numerose persone che sono lì in veste di Cosplay.
Crediamo che tale termine non sia poi così tanto sconosciuto
presso il pubblico italiano, ma vogliamo comunque analizzarlo
e spiegarlo in maniera il più possibile dettagliata.
Per prima cosa che cos'è un Cosplay? E da dove deriverà
mai questa strana parola?
Cosplay non è altro che una unione
di due parole, che, accorpate assieme, danno vita a questo
termine. Le due parole in questione sono rispettivamente:
Costume and Player, due termini inglese di non difficile comprensibilità:
Costume sta, per l'appunto, per costume, maschera, travestimento,
mentre Player sta, in questo caso, per attore o comunque colui
il quale interpreta una parte ben precisa. In effetti, dunque,
alla luce di questa definizione è davvero errato sostenere
che un Cosplay sia una sorta di maschera carnevalesca in quanto
esistono delle differenze davvero notevoli. Per prima cosa
un Cosplay interpreta un ruolo ben preciso: non basta mettersi
un vestito fantastico appartenuto, magari, ad uno slanciato
elfo o a un androide... ci si deve comportare esattamente
come quel personaggio! Per esempio... se ci vestiamo da Rina
di Slayers, non possiamo essere dolci ed aggraziate perché
quel personaggio era estremamente irritabile e confusionario.

In Giappone i Cosplay non
sono solo motivo di divertimento, ma sono diventati, per alcuni,
una vera e propria professione che porta dei veri e propri
professionisti a partecipare e a vincere numerose gare guadagnando
non solo premi, ma anche fama e popolarità. Forse,
però, attraverso questa operazione ci si dimentica
(o ci si può dimenticare) il vero spirito che muove
il fenomeno sempre crescente del Cosplay, ovvero il divertimento
e lo spasso. Qui in Italia tale fenomeno si è fatto
spazio molto dopo e inizialmente veniva fatto passare come
una sorta di mascherata o carnevalata. Successivamente, però,
specie con l'aumentare di fama di alcune fiere italiane importanti
quali Lucca Comics, Romics oppure Fumettopoli, il Cosplay
è stato definito come fenomeno in quanto tale, quindi
è stata usata la corretta terminologia.
Naturalmente anche qui in Italia abbiamo le nostre gare di
Cosplay che si fanno di anno in anno sempre più belle,
avvincenti, entusiasmanti e mozzafiato! La qualità
dei costumi, che in passato era davvero mediocre e blanda,
è aumentata a vista d'occhio forse anche grazie alla
sempre più facile importazione che si ha dall'estero
di costumi già fatti o di accessori da accompagnamento
al costume stesso. Vi è da dire, comunque, che il vero
Cosplay, a rigor di logica, dovrebbe essere fatto tutto a
mano e non dovrebbe essere in alcun modo acquistato. Spesso,
però, Cosplay confezionati da persone poco esperte
nel taglio e nel cucito danno vita a delle “maschere”
davvero pessime.
Se pensate, comunque, che nella nazione del manga e dell'anime
l'unica fiera del fumetto esistente (crediamo che il termine
fiera sia troppo sminuente in questo contesto, ma è
l'unica che ci sentiamo di usare) sia il Komiketto... ebbene,
vi sbagliate di grosso! Un altro importante appuntamento,
anche se non così frequente come il Komiketto che,
ricordiamo, si svolge ben due volte l'anno (inverno ed estate),
è il Daicon. Il Daicon ha una sua etimologia esattamente
come il Komiketto.
Komiketto, di fatti, deriva dall'unione di due parole, sempre
inglesi e sempre facili da comprendere, ovvero “Comic”
e “Market” che in giapponese si scrivono in lingua
katakana come “Komikku” e “Maketto”.
Accorpati assieme producono la parola Komiketto, che, per
l'appunto significa “Mercato del Fumetto”. Il
Daicon, invece, deriva da due parole diverse, una giapponese
e l'altra inglese, ovvero da Dai e da Con. “Dai”,
in tal caso, non significa “grande”, ma sta a
indicare specificatamente la parola “Osaka”, ovvero
una delle città più importanti del Giappone,
ovvero Tokyo. Il Con, invece, è la prima parte della
parola inglese “Convention”, un termine, per altro,
coniato ed usato anche qui in Italia che non ha una traduzione
vera e propria.
Il Daicon, come è logico aspettarsi, si tiene proprio
ad Osaka con una frequenza abbastanza lunga di due anni. Questa
manifestazione non ospita un gran numero di fan e di autori
esordienti di doujinshi, ma comunque è davvero molto
grande e mira più che altro a presentare tutte le novità
dell'anno in fatto di anime e di manga. Il fatto che non ci
siano autori esordienti sotto forma di fan club e circoli
non significa necessariamente che il Daicon sia solo costituito
da autori affermati, anzi! Ci sono moltissimi mangaka (disegnatori
di manga) che presentano le loro opere (già pubblicate
sulle riviste di specializzazione) al grande pubblico, magari
facendo pubblicità e cercando di commercializzare il
più possibile il proprio prodotto. Inutile dire, quindi,
che questa Convention sia un'occasione davvero importante
per ciascun disegnatore che si rispetti in quanto lo mette
in condizione di farsi conoscere ed apprezzare da tutti!