Un mondo di manga e di anime giapponesi  

 

Definizione di Tankoubon

Il prima e dopo del Tankoubon







Quando si parla di Tankoubon non è tanto difficile il definirli, quanto, piuttosto, descrivere accuratamente il processo e la diversa realtà di pubblicazione degli stessi in Giappone, dato che è completamente diversa da quella italiana ed occidentale in generale. Per prima cosa cerchiamo di isolare il termine Tankoubon e dargli una connotazione unica: per Tankoubon è da intendersi tutti quei volumi tipicamente orientali, che corrispondono, più o meno (vedremo anche le differenze) ai nostri più comuni volumi o albi.

Occorre premettere che la distribuzione di un qualsiasi tipo di fumetto in oriente è ben diversa da quella italiana o occidentale: in occidente, di fatti, un aspirante autore consegna le tavole del suo fumetto e gli è molto difficile poter redigere un contratto con la casa editrice in questione più che altro perché il lavoro passerebbe già subito su degli albi monografici singoli (difficilmente, di fatti, abbiamo riviste “collettive” di fumetti occidentali!). In Giappone non accade niente di tutto questo: il sistema che sta alla base della distribuzione e della pubblicazione dei manga (i manga sono i fumetti giapponesi. Per ulteriori informazioni in merito fate sempre e solo riferimento al nostro sito principale!) favoriscono notevolmente gli autori esordienti perché permettono loro di potersi guadagnare un piccolo spazio in delle riviste speciali con un basso costo di gestione che indubbiamente finisce per giovare sia all'autore stesso che all'editore.

In pratica ciascun fumetto non viene rilasciato immediatamente sotto forma di albo monografico (in questo caso possiamo tranquillamente parlare di Tankoubon), ma viene mostrato a tratti... o meglio... a capitoli. In realtà ciascun capitolo non conta moltissime pagine (mai più di cinquanta!), però rappresenta una parte della storia del manga. I capitoli vengono rilasciati a cadenza da concordare con l'autore (può essere uno alla settimana, uno al mese o addirittura uno ogni tre mesi... dipende tutto dal genere di predisposizione del mangaka – autore di manga e dall'editore stesso) su delle riviste specializzate che pubblicano unicamente manga. Tali riviste sono a gestite direttamente dalle più importanti major della pubblicazione orientale e sono una sorta di “vetrina” in cui vengono mostrati al pubblico non solo autori affermati, ma anche disegnatori esordienti che sono alla loro primissima esperienza come pubblicazione professionale. Tra le più importanti società editrici ricordiamo, senza ombra di dubbio alcuna: la Shonen Jump (già protagonista assoluta grazie ai suoi numerosi successi), la Shonen Sunday, la Kodansha, l'Afternoon, la Shueisha e moltissime altre ancora. E' interessante altresì notare come ciascuna di queste società editrici ha un suo “stile” ed un suo tipo di prodotto che preferisce mostrare al pubblico. Ad esempio, la famigerata Shonen Jump, un po' da come dice il nome stesso (Shonen è il termine che si usa per definire un ragazzo) è generalmente volta a pubblicare fumetti esclusivamente per ragazzi che si concentrano più che altro su delle grandissime avventure e su un tipo di storia a lunghissima durata. Non a caso era della Shone Jump Dragon Ball, lo era anche One Piece e lo è anche il più moderno Naruto... tutte saghe che contano decine di migliaia di pagine ricche di combattimenti e di viaggi!

Un altro esempio lo possiamo avere con la Kodansha la quale non solo è una società editrice nell'editoria cartacea, ma si occupa pure di videogiochi (occasionalmente): non c'è da meravigliarsi, dunque, se tale società pubblichi moltissimi fumetti ispirati a videogiochi e, in special modo, a giochi di ruolo che, ricordiamo, sono il genere probabilmente più gettonato in oriente. Tornando all'argomento principale possiamo dire che tali riviste sono abbastanza grosse e possono benissimo contenere, senza troppi problemi, anche dodici storie differenti. In Giappone tali riviste sono anche chiamate “usa e getta”. In molti gajin (termine orientale che significa straniero) si sono meravigliati, una volta sbarcati sull'isola nipponica, di quante riviste ricche di fumetti interessanti che qui vengono venduti a peso d'oro, venissero letteralmente abbandonate sui metrò, sui treni e presso dei locali dove si mangia (ristoranti, banchetti del ramen, etc etc.).

In realtà dovremo cercare di sforzarci di vedere tali riviste un po' come i nostri quotidiani che, una volta letti si gettano nei rifiuti o si lasciano in una sala d'attesa di una stazione. Il problema è che qui in Italia tali riviste, anche usate, vengono vendute a prezzi assolutamente spropositati che si aggirano anche sui 7€. Reputiamo questo atteggiamento commerciale assolutamente inaccettabile in quanto questi magazine non hanno alcun tipo di valore nella loro terra di origine! Le riviste, comunque sia, sono sempre accompagnate da coupon fatti di cartoncino e posti proprio nel mezzo delle pagine (tutte rigorosamente riciclate). Tali coupon non sono certo messi lì a caso, ma rappresentano sia per gli autori che, soprattutto per gli editori, un mezzo a dir poco essenziale per poter valutare bene tutte le storie inserite all'interno della rivista.
In pratica su questi coupon viene chiesto di contrassegnare con una X o una V i titoli che, in quell'istante, ci aggradano di più. Tali richieste vengono effettuate periodicamente ed alla fine è possibile stilare una sorta di classifica di gradimento generica in cui gli autori dei fumetti che si sono guadagnati le prime posizioni hanno una possibilità in più per poter avanzare di carriera. Il passo successivo è, di fatti, quello della pubblicazione dell'albo monografico, ovvero il famigerato Tankoubon. Contrariamente a quanto si possa pensare, la pubblicazione di un Tankoubon (o più Tankoubon... dipende dalla lunghezza della storia) rappresenta un punto di arrivo, ma anche un punto di partenza importante per ciascun mangaka che si rispetti in quanto gli permette di essere un autore che si erge dalla mischia e che inizia a farsi strada nel settore. Avere un albo monografico significa iniziare ad essere famosi. La tappa del Tankoubon, comunque, non è certo finale, ma può, volendo, essere un mezzo utile per poter giustificare, addirittura, l'uscita di una eventuale serie televisiva (anime o cartone animato giapponese), OAV (mini serie che non viene mai trasmessa) o Film di animazione (prodotto destinato solo alle sale cinematografiche). Ovviamente se la serie ha un grande successo essa potrà vantare dell'uscita di infiniti gadget ad essa dedicata come, ad esempio, bambolotti, carte da collezione, portachiavi e moltissimo altro ancora!

Va sottolineato, in ogni caso, una cosa davvero molto importante: la trafila che va dalla pubblicazione su rivista di serializzazione alla distribuzione della storia sui Tankoubon viene fatta fare a chiunque: sia autore affermato che autore esordiente e questo perché il manga di un fumettista affermato può non essere sempre gradito al pubblico. Va detto, comunque, che sono davvero rari i casi in cui un mangaka di notevole fama non riesca ad ottenere la pubblicazione di albi monografici, ma tutto questo può accadere (si può fare l'esempio dell'autore di I”S, ad esempio, il quale superò un periodo di crisi nel quale vedeva le sue opere praticamente cestinate dall'opinione comune). Nel caso, poi, che la serie sia estremamente lunga non si attende il termine della stessa, ma, se essa riscuote grandissimo successo può essere comodamente recuperata di volta in volta (si può fare l'esempio con One Piece... una volta che vengono pubblicati, su rivista di serializzazione, più capitoli, viene fatto un tankoubon). Va aggiunto che gli editori difficilmente pongono dei termini indissolubili di consegna... esistono, di fatti, dei mangaka che tra un capitolo e l'altro impiegano quasi un anno e per questo vengono considerati da tutti autori pignoli, precisi e maniacali (vogliamo parlare di Suzue San, l'autrice di Glass no Kamen, che è da ormai due anni che è ferma all'ultimo suo capitolo della omonima serie?).

I Tankoubon, tra le altre cose, sono ben diversi proprio per struttura stessa, dai nostri albi o volumi: essi, per prima cosa si aprono all'incontrario, ovvero partendo da quello che per noi è il fondo (destra). Tutti quanti hanno una doppia copertina che viene obbligatoriamente brossurata con metodologie più o meno raffinate (dipende dal budget stanziato per quella pubblicazione), sotto abbiamo una sotto copertina solitamente monocromatica e abbastanza anonima. Ciascun Tankoubon, tra l'altro, possiede pure un'obi, ovvero una fascetta laterale sulla quale viene riportato il titolo del Tankoubon e dei sotto-titoli che mirano un po' a descrivere ciò che accadrà in quel dato volume. All'interno, poi, possiamo notare la grandissima differenza di qualità di carta rispetto alle normali riviste di serializzazione: da un lato, di fatti, abbiamo una carta porosa, grossa, solida e che trattiene ottimamente tutto l'inchiostro, dall'altra abbiamo una carta liscia, fine, facile da strappare che non appena si passa un dito, l'inchiostro viene via!
Tra le altre cose spesso accade che le prime pagine del manga in questione siano completamente colorate e riportino alcune illustrazioni davvero pregevoli. Tale caratteristica non è peculiare del Tankoubon in quanto sta solo all'autore decidere se inserire dei disegni prima della storia stessa (le CLAMP, ad esempio, lo fanno praticamente sempre!).
Il numero standard di pagine di un Tankoubon si aggira sulle duecento, anche se può lievemente variare. Qui in Italia, inizialmente, non eravamo molto fedeli agli standard dettati dagli orientali tanto che tendevamo a pubblicare gli stessi fumetti giapponesi nei tipici volumetti a “pizza” proprio perché avevano lo spessore esiguo di una pizza. Va da se' che, alla luce di tutto questo, un Tankoubon equivaleva a due albi nostrani ed il numero degli stessi raddoppiava (come pure il prezzo). Ad un certo punto nacque la consapevolezza sempre più crescente che i fumetti giapponesi andassero obbligatoriamente pubblicati nella loro forma originaria e così non solo si raddoppiò il numero di pagine, ma anche il costo (i nostri fumetti hanno dei prezzi a dir poco esosi se paragonati a quelli orientali!). Va detto, comunque, che anche con questo cambiamento si era davvero molto lontani dal tipo di Tankoubon originale in quanto gli albi avevano una semplice copertina in cartoncino e nient'altro. Fu la Dynamic Italia Edizioni ha iniziare a partorire l'idea di fare dei veri e propri Tankoubon dotati di sovra copertina e di cover brossurate.
Questa idea fu molto apprezzata dal pubblico il quale usciva da pubblicazioni a dir poco scadenti, come, ad esempio, quella di Guru Guru in cui gli albi non si riuscivano ad aprire bene, avevano una carta mediocre ed erano di lunghezza troppo variabile. Ovviamente, però, i prezzi lievitarono ulteriormente fino a raggiungere cifre assolutamente impensabili che toccano persino gli 8€ o i 9€!
Gli editori italiani, specie tempo fa, comunque, avevano il vizio di cambiare moltissimo l'aspetto dell'albo, modificando le immagini sulla copertina (Dragon Dai, la grande avventura di Dai in primis... in cui avevamo delle copertine davvero scadenti, riprese da disegni di tavole e colorate con un lavoro di Photoshop e foto ritocco molto mediocre ed approssimativo), gestendo in maniera assolutamente arbitraria il numero di pagine e la qualità della carta usata. Non possiamo, invece, imputare niente circa il formato usato che non rispetta il famigerato B 5 usato in oriente... questo principalmente perché qui in Italia esistono dei formati completamente diversi da quelli nipponici (noi abbiamo l'A 4, loro hanno l'A 5, tanto per dirne una) e quindi si riuscirebbe difficilmente ad emularli. Per ora il grado di “fedeltà” ai Tankoubon è aumentato moltissimo (Play Press ormai presenta quasi solo Tankoubon). Peccato, però, che manchi ancora il famigerato Obi!



























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