
Questa sezione ci auguriamo
possa interessarvi molto in quanto reputiamo sia una delle
più importanti da seguire per quanto riguarda la comprensione
non tanto del manga o del cartone animato in generale, quanto
la relazione che intercorre tra i vari personaggi dello stesso
nella misura e nel modo che analizzeremo di seguito.
Per prima cosa occorre premettere che nella lingua giapponese
è previsto che ciascuna persona si debba rivolgere
all'altra usando sempre e comunque un suffisso. Come possiamo
vedere, quindi, non si tratta di vere e proprie parole, ma
dato che ciascun suffisso indica qualcosa di ben specifico,
non possiamo esimerci nel sostenere che questi siano dei veri
e propri termini. Non inserire un suffisso dopo un nome non
solo è estremamente ineducato, ma è quasi un
errore grammaticale in quanto i suffissi sono universalmente
riconosciuti da tutto il popolo nipponico. I suffissi hanno
un ruolo estremamente importante nelle relazioni tra le varie
persone perché indicano lo status sociale, il sesso,
l'importanza della persona, il ruolo della stessa. Poiché
il contesto è davvero essenziale per l'uso corretto
di un suffisso può capitare di usare un suffisso diverso
per rivolgersi alla medesima persona. Non esiste una spiegazione
senza esempi pratici, per cui elencheremo, tutti i suffissi
e li spiegheremo per voi!
Dal grado “più basso” abbiamo il: - Chan,
ovvero il suffisso più amichevole e quindi più
umile tra tutti. E' da premettere che il – Chan va usato
sempre e solo per rivolgersi ad una donna o comunque ad una
persona di sesso femminile. Non va mai usato per i maschi,
nemmeno per i bambini maschi appena nati! Chan significa,
da solo “piccolo”, quindi dire “Yumiko Chan”
significa dirle “Piccola Yumiko” oppure, simpaticamente
“Yumikina”.
Per noi italiani, abituati ad intessere relazioni sociali
“intime” in poco tempo e senza problemi alcuni,
questo suffisso potrebbe non essere così speciale,
ma per il giapponesi lo è! Chiamare una persona per
nome e per di più usando il suffisso – Chan significa
che si è vissuti un'intera vita con lei e che si ha
un rapporto quasi spirituale e profondo. Molte fonti internet
citano il – Chan come un suffisso che si usa semplicemente
tra amici di vecchia data. Non è affatto vero. Il fattore
tempo è essenziale nell'uso del – Chan, ma non
è l'unico elemento importante. Tralasciando il fatto
che il – Chan viene rivolto ad una amica che conosciamo
sin da quando eravamo appena nati, c'è da dire che
questo suffisso può essere usato se tra queste due
persone c'è un legame estremamente profondo ed unico.
Molti giapponesi sostengono di dare il – Chan solo ad
una amica... colei che ti capisce senza che tu dica assolutamente
nulla. Crediamo che questa definizione sia in assoluto la
più appropriata tra tutte. In linea di massima il –
Chan può essere usato dalle donne per rivolgersi alla
propria amica intima, ma anche dall'uomo sempre per rivolgersi
ad una persona di sesso femminile. Non è assolutamente
detto, comunque, che si abbia un'amica intima alla quale dare
del – Chan. Il corrispettivo maschile del – Chan
è il – Kun. Kun significa da
solo amico, quindi rivolgersi ad un ragazzo dicendogli: “Hikaru
Kun!” significherebbe un po' chiamarlo “Amico
Hikaru!”.
Ora... già per il fatto che - Kun è un suffisso
di origine “maschile” esso stesso si assesta su
gradi “sociali” più alti ed elevati per
cui può capitare che venga usato anche se non si ha
condiviso tutta la vita assieme ad una persona di sesso maschile.
Ovviamente, però, il fattore intesa ed intimità
è essenziale per l'uso del – Kun. Tutti i fattori
già elencati per il suffisso – Chan valgono anche
per il – Kun con l'unica differenza del sesso. Naturalmente
anche in tal caso il – Kun può essere usato sia
per quanto riguarda le relazioni tra maschi sia per quanto
riguarda relazioni tra maschi e femmine laddove la donna si
può rivolgere all'uomo usando il – Kun.
In linea di massima i suffissi che indicano amicizia profonda
sono due. Dopo di essi abbiamo, sempre in ordine di “altezza”
di relazione, il suffisso – San. Con
ogni probabilità il suffisso – San è quello
più usato per quanto riguarda le relazioni interpersonali.
Molti fonti internet sostengono che il – San è
usato unicamente per quei rapporti in cui si esige rispetto
come, ad esempio, tra una madre ed un figlio, tra un padre
ed una figlia, tra una sorella maggiore ed un fratello minore
e via dicendo (rimanendo in ambito puramente familiare). Ebbene,
non ci può essere niente di più errato. Il –
San è un suffisso che viene usato anche dal Giapponese
che si vuole rivolgere ad un amico non intimo, ad un compagno,
ad una piacevole conoscenza e persino, volendo, ad un fidanzato
o ad una fidanzata! Insomma... il – San è portatore
della parola rispetto, ma mai come sudditanza, bensì
come cortesia e come buona creanza. Per questa stessa ragione
il – San viene usato anche dagli stranieri quando si
devono rivolgere a tutti quanti i giapponesi in generale (tranne
dovute eccezioni) perché sempre accettato in qualsiasi
potenziale circostanza: tra amici, a lavoro, in un locale,
in famiglia, etc. Strano, ma vero, si usa il suffisso –
San anche quando si vuole parlare dei propri genitori fuori
dall'ambito familiare. Per esempio, se volessi parlare di
mia madre ad una persona giapponese dovrei chiamarla Okaasan,
mentre se dovessi parlare direttamente con mia madre la chiamerei
semplicemente Haha o Mama. Il – San
indica rispetto e deve essere sempre seguito, perché
tale formula abbia effetto, da una forma gentile o da una
forma onorifica. Interessante è notare come il –
San potrebbe essere usato eccezionalmente in sostituzione
del – Chan o del – Kun. Facciamo finta, per esempio,
che Yumiko abbia un'amica del cuore di nome Mamiko. Yumiko,
in un contesto informale chiamerà la sua amica “Mamiko
Chan”, ma cosa accadrebbe se Yumiko incontrasse la sua
amica nel negozio presso il quale lei lavora? In quel contesto
Yumiko dovrebbe necessariamente chiamarla “Mamiko San”.
Per noi italiani questa regola è abbastanza assurda,
ma si spiega facilmente nel continuo rapportarsi ai gradi
“sociali”. Quando si lavora in un negozio il ruolo
che assumiamo, di fatti, è di umiltà e di “bassezza”
di fronte al cliente che è certamente più importante
di noi. Per tale ragione sarebbe altamente irrispettoso verso
tutti gli altri clienti che Mamiko venisse chiamata con il
suffisso – Chan in quel contesto perché in quell'ambiente
la ragazza non è più nel ruolo di amica, ma
di semplice utente o fruitrice di quel particolare servizio,
in questo caso il negozio, e come tale va trattata con rispetto
e riguardo.
In linea di massima si usa – San anche per rapportarsi
al datore di lavoro per creare distacco e rispetto, ma allo
stesso tempo anche il datore di lavoro si rapporterà
a noi usando la stessa “terminologia”. Potremmo
iniziare ad usare – San anche con un vecchio amico –
Kun nel momento in cui non ci sentiamo più a lui intimi
o quando vogliamo creare un distacco (abbiamo litigato o c'è
qualcosa che non va nel nostro rapporto).
A seconda di cosa viene prima del – San possiamo anche
capire il grado di relazione: se usiamo il nome più
il – San, vuole dire che siamo in un rapporto amichevole
o comunque non di tipo “professionale”, con una
persona. Se usiamo il cognome più il medesimo suffisso,
allora la relazione che ci legherà all'interlocutore
sarà, nella stragrande maggioranza delle ipotesi, di
lavoro.
Gli ultimi due suffissi sono altamente importanti, anche se
non molto utilizzati nel comune parlare. Il primo tra questi
è il – Sensei. La parola singolarmente
significa “professore”, “maestro”
o, più in generale, “insegnante”. Poiché
vi è un suffisso specifico per questa categoria di
persone, esso va quasi sempre utilizzato, ma solo in circostanze
particolari. Quando un allievo si troverà all'interno
di un'aula o comunque in un contesto puramente scolastico
si rivolgerà all'insegnante con il suffisso –
Sensei. In realtà sarebbe auspicabile rivolgersi alla
stessa persona con il suffisso – Sensei anche quando
si sta fuori la scuola nel momento in cui la persona che si
ha di fronte copre il ruolo effettivamente di nostro insegnante.
Se, ad esempio, abbiamo terminato la scuola da molto tempo
possiamo, in alternativa, rivolgerci alla persona stessa usando
il suffisso più comune di – San. E' da dire,
in ogni caso, che il suffisso – Sensei viene usato sempre
meno. E' rimasto in uso solo in contesti più ufficiali
come scuole pubbliche o università. Presso corsi e
scuole private è molto più probabile che venga
chiesto di rivolgersi all'insegnante usando il suffisso –
San. E' da sottolineare, comunque, che per – Sensei
non si intende solo l'insegnante scolastico, ma potenzialmente
chiunque insegni qualcosa a qualcuno. Può essere, quindi,
chiamato – Sensei anche il maestro di Kendo (tipo di
lotta con spada giapponese). Per ultimo abbiamo il suffisso
di grado più alto, ovvero il – Sama.
E' veramente raro usare il – Sama, in quanto può
essere usato unicamente quando l'interlocutore verso il quale
ci si deve rivolgere è estremamente più importante
di noi, sia socialmente che professionalmente. Anche in tal
caso molte fonti internet sbagliano quando sostengono che
il – Sama si può usare anche nei confronti di
un datore di lavoro molto rispettabile, magari di una ditta
nazionale. Non è detto. In linea di massima potremmo
aiutarci nell'uso del – Sama pensando di usarlo per
rivolgerci ad una persona ancor più superiore socialmente
al nostro capo. Un esempio pratico e certamente adeguato è
quello dell'imperatore... figura verso la quale chiunque deve
rivolgersi con il – Sama. Ovviamente tale suffisso deve
essere obbligatoriamente seguito da una forma ampiamente onorifica
verso l'interlocutore e umile verso di noi. Usando questi
accorgimenti ci poniamo in basso e segnaliamo, dal punto di
vista morfo-grammaticale, la nostra “inferiorità”
verso il nostro interlocutore.