Opera del più famoso degli assistenti di Katsuhiro
Otomo, ovvero Satoshi Kon (in Italia abbiamo letto "La
leggenda delle sirene"), Perfect Blue è un thriller
troppo giapponese per essere apprezzato da un vasto pubblico.
La trama, in breve: Mima è una ex-idol, adesso attrice,
perseguitata dal ricordo del suo passato e da una figura abnorme
e silenziosa. I suoi primi passi nel mondo del cinema lasciano
però impronte di sangue: un serial killer uccide, uno
dopo l’altro, tutti coloro che sono "responsabili"
di aver rapito Mima dal dorato mondo delle idol, di averle
rubato la purezza. La stessa Mima, a causa dei suoi rimorsi,
delle sue preoccupazioni e dell’eccessiva pressione
esterna generata dalla vita che ormai è costretta a
vivere, più di una volta si trova a vacillare sull’orlo
della ragione. E adesso basta, nessuno ulteriore spoiler:
non si legge un giallo dalla fine. Ho detto che Perfect Blue
è troppo giapponese: un mondo tecnologico e frenetico,
nel quale si aggirano uomini di spettacolo/uomini di affari,
otaku e idol. E’ cosa certa che nessuno di questi concetti
sia oscuro agli appassionati del genere e, soprattutto, agli
estimatori dell’affascinante cultura nipponica. Ma il
film risulterebbe indigesto per un comune spettatore che volesse
porsi di fronte al videoregistratore e gustarsi gli 88 minuti
di buona animazione. Semplicemente non avrebbe una motivazione
per giungere alla fine, considerato anche che l’andamento
degli eventi, specie nel finale, si allontana notevolmente
dalla realtà nella sua normale accezione. Le musiche
sottolineano abbastanza bene l’azione, specie nei momenti
di tensione. L’animazione è realizzata dalla
Madhouse, e, come detto, è buona, pur con qualche piccolo
screzio: il dettaglio dei personaggi che si aggirano in secondo
piano, non sempre è elevatissimo (ho usato un eufemismo).
Al chara design ha contribuito lo stesso Satoshi Kon, orientandosi
verso un tono più realistico, così come insegna
il maestro Otomo. La regia si attesta su livelli convenzionali
all’inizio. Quando poi "si entra nel vivo",
le cose cambiano decisamente. Forse anche per sottolineare
il precipitare degli eventi (e l’aumento dell’instabilità
psicologica della protagonista), il tono blando iniziale passa
ad un livello decisamente più elevato della media.
Da vedere, quindi? Si, per più di un motivo. E’
un film fatto bene. E ricordiamoci che il panorama tematico
abbracciato dall’animazione giapponese è vasto,
non limitato soltanto ai classici robottoni o alle saghe fantasy.
In sostanza non si vive solo di Evangelion e Escaflowne: non
è una critica ai due prodotti, questa, ma la semplice
constatazione che non ci si deve fossilizzare su un unico
filone.