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- I cambiamenti nel genere grazie a Neon Genesis Evangelion






Neon Genesis Evangelion



Fortunatamente il destino riserverà ai cartoni animati di tipo robotico un futuro ben diverso da quello che tutti vedevano profilarsi. Anche in tal caso fu una serie a risollevare il genere dall'oblio (esattamente come accadde per il Majokko con Sailor Moon e lo Shonen con Dragon Ball).
Per chi ancora non lo avesse capito, stiamo parlando dell'inimitabile, insuperabile e grandioso Neon Genesis Evangelion, un caso davvero particolare di anime che in un primo momento non riscosse per nulla un gran successo, anzi... fu quasi un flop tanto che verso la fine la produzione ebbe pesanti tagli sul budget che costrinsero gli autori a fare parecchia economia (molti sostengono, ad esempio, che il finale del cartone animato sarebbe stato diverso se ci fossero stati più fondi).

Come mai Neon Genesis Evangelion non fu immediatamente apprezzato dal pubblico giapponese? La risposta risiede in vari aspetti che andremo ad analizzare, ma principalmente può essere riassunta con una unica parola: decostruzione.
Neon Genesis Evangelion, di fatti, era un cartone animato che mirava a decostruire tutti quei topos ed incipt dettati dal genere robotico del passato. Gli autori sapevano bene che per guardare avanti si doveva mettere alle proprie spalle il passato e quale modo migliore c'era nel decostruirlo?

Il problema è che questo processo era inserito in un progetto serio e per niente di tipo ironico o farsesco, come poteva essere, tanto per dire un titolo a caso, Nandesico. Il pubblico, quindi, ebbe quasi l'impressione che Neon Genesis Evangelion rinnegasse completamente il proprio genere di appartenenza non prestandogli il rispetto che, invece, si sarebbe dovuto meritare. L'impressione, in effetti, non era così tanto sbagliata.

Ci vorrà molto tempo prima che l'opinione pubblica, quella stessa opinione pubblica che prima aveva puntato il dito contro a Neon Genesis Evangelion, potesse iniziare ad accettarlo e quindi ad amarlo. Piano piano la generazione cambiava e sempre più persone ricevevano l'imprinting di questa straordinaria serie con il risultato che nel giro di alcuni anni il giudizio volto verso questo anime si ribaltò di 180 gradi.

I fan, ex denigratori della serie, chiedevano un finale... il vero finale della serie, credendo che quello inserito nel cartone animato fosse stato frutto solo del budget limitato (in effetti era in parte per questa ragione). Gli autori, o forse sarebbe meglio dire l'autore, pensarono bene di accogliere questa richiesta, ma lo fecero conservando a pieno lo spirito di decostruzione che si erano imposti fin dall'inizio e così nacque il film di animazione di Neon Genesis Evangelion, una sorta di risposta al quel pubblico così voltafaccia, una sorta di punizione plateale a quell'opinione pubblica, simbolo emblematico della grandiosa personalità che stava dietro a questo maestoso progetto che tutt'ora è conosciuto, apprezzato e rispettato da tutti i veri amanti e conoscitori del genere robotico. Neon Genesis Evangelion incominciava in una maniera davvero poco usuale. La terra è attaccata da una inquietante creatura, ma non vediamo alcun robot intervenire. Nel mentre un ragazzino timido, insicuro e introverso è al telefono in una strada... pare che stia aspettando qualcuno... quel qualcuno giunge presto ed è una donna, Misato Katsuragi. Scopriremo che il giovane è Shinji Ikari, figlio del capo della Nerv, un'organizzazione misteriosa che è in possesso dell'unica arma capace di distruggere quelle creature.

Già a questo punto possiamo notare grosse differenze tra la base di resistenza umana di un qualsiasi cartone animato di genere robotico degli anni settanta o degli anni ottanta e la Nerv di Neon Genesis Evangelion. La base di resistenza aveva dei propositi estremamente chiari e molto semplici, ovvero la difesa incondizionata ed indiscriminata della Terra. La Nerv, per contro, apparentemente si muove per la stessa ragione, ma in realtà ha anche altri propositi che, però, ci vengono tenuti nascosti e rivelati in forma più o meno esplicita nel corso della serie.
Noteremo presto un'altra grandiosa differenza e questo proprio quando verrà chiesto a Shinji Ikari di salire a bordo dell'Eva 01 (così si chiamano i “robot” di Neon Genesis Evangelion). Il protagonista di una qualsiasi produzione robotica del passato avrebbe accettato immediatamente il compito dimostrando grande coraggio e presenza di spirito, ma in questo cartone animato non accade nulla di tutto questo: Shinji Ikari è un codardo, un vile, una persona debole non solo fisicamente, ma anche psicologicamente e quindi assolutamente incapace di poter rispondere di sì. Il giovane apparirà pesantemente disgustato non solo dalla proposta (più che una proposta era un'ordine) del padre, ma anche dalla sua stessa presenza (anche qui altro topos distrutto: a volte nei vecchi anime robotici il protagonista era figlio del creatore del robot e i due avevano sempre un ottimo rapporto parentale) tanto che, piangendo, dichiarerà di voler rifiutare senza nemmeno aver vagliato le varie possibilità.
A questo punto il padre richiamerà il pilota dell'Eva 00, tale Rei Ayanami, una ragazza gravemente ferita che non riuscirà quasi ad alzarsi dalla barella sulla quale era costretta.

Ecco che vediamo un altro incipit decostruito giacché nei cartoni animati di tipo robotico classici era sempre il personaggio maschile il primo ad entrare a far parte dell'organizzazione e dopo, eventualmente, la donna. Qui, come possiamo notare, succede l'esatto contrario.
Il combattimento tra l'Eva 01 e l'Angelo (analizzeremo meglio anche i “nemici” più in avanti) è ancor più emblematico.
Poteva accadere che il protagonista, all'inizio della serie robotica classica, non fosse mai montato sul robot e quindi non lo avesse mai pilotato. Nonostante tutto questo, però, inspiegabilmente, il giovane si dimostrava immediatamente molto bravo, riuscendo ad attaccare e ad usare tutte la armi in dotazione con grande naturalezza quasi come se la sua fosse una sorta di abilità innata.
In Neon Genesis Evangelion Shinji non riesce praticamente a combinare nulla durante il suo primo scontro. Quando viene lasciato libero dai sostegni egli fa un passo e poi cade miseramente a terra da solo. Subirà gli attacchi devastanti dell'angelo fino a che non perderà conoscenza. In quello stesso istante l'Eva 01 inizierà a muoversi da solo sconfiggendo l'angelo senza l'intervento del pilota. Tutto questo non era mai accaduto sino ad ora! Tra le altre cose il fatto stesso che l'Eva 01 si muovesse di sua spontanea volontà dimostrava che quella non era semplicemente una macchina (se pur di forma umanoide), ma era composta da altri elementi che parevano essere umani (vedi la fine del secondo episodio, in cui possiamo notare come sotto la corazza dell'Eva 01 ci sia una sorta di occhio biologico piuttosto che meccanico!).
Da sempre i robot erano stati semplicemente costruiti con bulloni, moderni e fantascientifici, ma pur sempre dei bulloni. In Neon Genesis Evangelion, invece, persino le armi, non erano solo armi, ma molto, molto di più.
Oltretutto in questo cartone animato veniva data finalmente una spiegazione logica al fatto che in battaglia il “dolore” inflitto al robot venisse trasferito al pilota.
Anche le attese e le speranze di tutti coloro i quali credevano che Shinji sarebbe comunque maturato e si sarebbe trasformato in un pilota formidabile vennero totalmente disilluse: il protagonista non era capace di evolversi e rimaneva fermo nella sua codardia e nella sua poca presenza di spirito. Fino alla fine della serie televisiva, di fatti, egli lascerà molto spesso che l'Eva 01 agisse al suo posto nel caso in cui le sue due compagne (entrambe donne) non riuscissero a difenderlo. L'altro componente della squadra è Asuka S. Langley. Nonostante sia una ragazza, questa giovane si dimostrerà immediatamente e senza ombra di dubbio alcuno il pilota migliore tra tutti e sarà a lei che verranno affidate le missioni di maggiore importanza.
Anche qui possiamo notare la grandissima differenziazione con gli anime di tipo robotico del passato: non si era mai visto, di fatti, che l'ultima arrivata (per altro donna!) diventasse la pilota migliore del gruppo e che ottenesse nella serie una sorta di funzione leader all'interno del team. Non si era nemmeno visto che l'unico componente maschile, in effetti, a livello di competenze, fosse il più scarso tra tutti.
Tra le altre cose anche l'atteggiamento stesso di Shinji Ikari lasciava tutti i fan del genere alquanto esterrefatti: abituati, di fatti, a degli eroi pronti ad immolarsi per la grande causa del Bene, Shinji Ikari appariva sempre di più una sorta di parassita che si faceva trasportare dagli eventi, dalle persone e dalle situazioni, senza imporsi praticamente mai.
Shinji era il protagonista solo su carta... per il resto era portavoce di caratteristiche umane alquanto negative. In linea di massima non è affatto sbagliato sostenere che Shinji sia un egoista; egli, di fatti, penserà quasi sempre al suo interesse (mettere al sicuro la pelle) e si rifiuterà categoricamente di accettare missioni di un certo rilievo passando la così detta “patata bollente” all'altro componente della sua squadra, ovvero Asuka la quale non farà altro che trattarlo male per la sua inettitudine, per la sua mediocrità, per il suo non saper essere uomo.
Degni di nota sono anche i “nemici”, ovvero gli Angeli.
Fino a quel momento gli anime di tipo robotico avevano esclusivamente presentato avversari che per quanto mostruosi o di aspetto “alieno”, erano perfettamente capaci di parlare la lingua umana, farsi comprendere e far capire allo spettatore quali che fossero i loro piani.
Un'incoerenza, forse, che gli autori di Neon Genesis Evangelion hanno colto immediatamente e di fatti qui quasi tutti gli Angeli non sono capaci di esprimersi, ma sono comunque dotati di una grande intelligenza ed una notevole potenza. Il loro intervento, nonostante sia distruttivo, getta dei dubbi e delle ombre a dir poco inquietanti, gli stessi dubbi che piano piano andranno a dominare la mente dello spettatore più attento e che si faranno sempre più insistenti fino a che non giungerà sulla scena il personaggio forse più emblematico di tutti che apparirà solo per una puntata e mezzo, ma che lascerà un'enorme traccia del suo passaggio. Per chi ancora non lo avesse capito, stiamo naturalmente parlando dell'ultimo angelo, quello con la forma umana di nome Kaworu.
Anche in tale occasione Neon Genesis Evangelion decostruisce tutti i topos del genere a cominciare dalla crisi di Asuka la quale piano piano perderà il suo alto tasso di sincronia con l'Eva 02. Non si era mai vista una crisi del genere in un pilota, soprattutto se quest'ultimo era il più potente ed efficiente della squadra. La giovane, contaminata dall'influenza delle sue stesse paure ed angosce è costretta a gettare la spugna. In condizioni normali l'Eva 02 sarebbe rimasto praticamente inutilizzato fino a che il suo relativo pilota non avesse recuperato le forze (ricordate la regola sulla possessione dei robot che abbiamo detto precedentemente?). In Neon Genesis Evangelion, invece, la società della NERV, invece, pensa bene di rimpiazzare quanto prima la povera Asuka con un altro giovane predisposto alla guida dell'Eva e questo giovane sarà proprio Kaworu.
Un nemico che si spacciava per una persona come tante e che riusciva perfino a pilotare uno dei “robot” della terra era una cosa che non era mai accaduta sino ad allora.

Il giovane si farà presto portavoce anche della voce dei così detti “nemici” ed il suo intervento sarà oltremodo disorientante per lo spettatore che verrà quasi portato a simpatizzare per la fazione opposta.
Finalmente, dopo anni ed anni di avversari mal caratterizzati ed altamente stereotipati, si poteva assistere ad un cartone animato maturo, problematico ed enigmatico ricco di spunti non soltanto di tipo umano (chi è nel torto? Chi è nella ragione? Chi è il Male? Chi è il Bene?), ma anche dal punto di vista filosofico (qual'è il significato dell'esistenza? Qual'è il significato di Realtà? Qual'è il significato di Libertà ed Assolutezza?) e religioso (infiniti sono i riferimenti a diverse religioni, in special modo quella ebraica).
La scomparsa di Kaworu in linea del tutto teorica sarebbe dovuta essere quanto meno risolutiva per far terminare la vicenda della continua lotta tra Angeli e esseri umani, invece, incredibilmente lascia tutti i protagonisti in una specie di limbo imbrigliati nella loro vita, nella stessa identica vita che conducevano all'inizio del cartone animato. Nulla era cambiato da allora e la loro evoluzione non era avvenuta né in forma mentale che in forma caratteriale.
Shinji rimaneva, così, la solita persona codarda, incapace di prendere decisioni, incapace di guardare al futuro, incapace di amare e quindi, incapace di vivere.
Analogamente Rei Ayanami rimarrà solo una delle tante copie di se' stessa, una di quella serie infinita di esperimenti condotti dalla NERV, una e nessuna.
E per finire anche Asuka, in quella che potremmo vedere come una regressione, non riuscirà più ad affrontare la sua vita che ormai le è sfuggita dalle mani, per sempre, inesorabilmente.
L'ultima puntata di Neon Genesi Evangelion è stata da sempre dibattuta per la sua strana realizzazione, molto probabilmente dettata dallo scarso budget cui era stata costretta la produzione dato che il cartone animato non raccoglieva i consensi che si sperava.
L'episodio, nonostante tutto, fu capace di trasmettere dei concetti davvero profondi e degni di riflessione quali, ad esempio, il concetto di Libertà.
Veniva mostrato un foglio bianco, un mondo senza costrizioni alcune, il mondo ideale di Shinji nel quale quest'ultimo avrebbe voluto volentieri vivere. In quella libertà, però, mancava qualcosa; mancava la cosa.
Viene delineata una linea e viene spiegato che essa in quel momento sta delimitando il sopra ed il sotto, introducendo due realtà diverse che potrebbero essere, per esempio, il cielo e la terra. Il problema è che facendo così, la libertà assoluta di prima non è più tale, ma è limitata proprio da quel sopra e da quel sotto.
Pare, quindi, che il problema principale di Shinji in quanto essere umano non sia quello di dover sconfiggere gli anni, ma quello di sconfiggere le sue stesse paure.
Tantissime sono le speculazioni su Neon Genesis Evangelion, talmente tante che se volessimo metterci ad elencarle tutte quante dovremmo impiegare le stesse identiche pagine che abbiamo usato per scrivere tutto il compendio dedicato ai manga e agli anime, perciò in questa sede ci siamo limitati ad usare questa serie come mezzo per spiegare il punto di svolta imposto da essa stessa.
Il finale andava a creare una sorta di “nuovo mondo”... il mondo che Shinji aveva sempre desiderato ed il mondo in cui si voleva rifugiare sin dall'inizio della serie televisiva.
La vita ricomincia in un modo completamente diverso, ma si tratterà di una realtà oppure di una mera fantasia o per meglio dire di un'illusione dettata proprio dall'incapacità di Shinji di relazionarsi con gli altri e con ciò che sta all'esterno?
Come avevamo accennato precedentemente, i fan della serie iniziarono a richiedere a gran voce il vero finale di Neon Genesis Evangelion... il finale che gli autori avrebbero scritto e realizzato se solo fossero stati in possesso di tutti i fondi necessari per dare vita all'ultimo capitolo di quella strabiliante serie.
Dopo alcuni anni Sadamoto, il vero padre di Neon Genesis Evangelion, pensò di accontentare quei fan, ma lo fece a modo suo, dimostrando una grandissima personalità... la stessa personalità che lo rese probabilmente l'autore più dibattuto di quel periodo e tra i più dibattuti in assoluto presso tutte le comunità di amanti del genere.
Sadamoto creò, di fatti, una sorta di anti finale, un finale fatto solo di nemesi, in perfetto stile Evangelion.
Sapeva bene che quei fan si aspettavano il così detto lieto fine, quel lieto fine che era stato in qualche modo accennato tra le righe dell'ultima puntata della serie.
Quel finale, insomma, che quasi tutti avevano male interpretato proprio perché così enigmatico e sfuggente.
Il film doveva, quindi, rappresentare la conclusione della lotta tra Eva (la Terra) e gli Angeli (Le entità superiori).
Senza mezzi termini e senza indugiare oltre, vi diciamo subito che la pellicola vedeva la vittoria assoluta degli Angeli sull'uomo e tutto questo in una serie di decostruzioni del genere che qui raggiungono il loro culmine.
Per prima cosa rivediamo Asuka tornare all'attacco in quello che, con ogni probabilità sarà lo scontro più emozionante targato Neon Genesis Evangelion; anche in tal caso Sadamoto usava un personaggio femminile, ma di carattere, per sottolineare la pochezza del protagonista il quale sarà praticamente costretto a salire nuovamente sull'Eva 01 e questo perché, essenzialmente, gli Angeli, nel loro massiccio attacco, si stanno introducendo all'interno della Nerv, bypassando completamente qualsiasi tipo di sistema di sicurezza ed uccidendo tutto quello che capitava loro sotto tiro.
Misato bacerà sulla bocca Shinji specificando allo spettatore, con una mezza frase, che si trattava di un bacio alla francese:
“Questo bacio se lo danno gli adulti...”
La ragazza, però, sta già percorrendo la via della morte ed il suo sarà un ultimo sacrificio per il bene della terra.
Uno dopo l'altro, tutti i personaggi del cartone animato, che avevamo visto gioire e scherzare, ma anche soffrire e combattere nel corso di quelle ventisei puntate dense di duelli e di battaglie senza fine, vengono uccisi dagli Angeli i quali “entreranno dentro di loro”. Quando si consegna la propria anima a quelle presenze, di fatti, si deve affrontare la disfatta.
Shinji, quindi, sale nuovamente sull'Eva 01 e scende in battaglia.
In nessun cartone animato robotico i nemici erano riusciti ad entrare in modo così facile e rapido all'interno del quartier generale, ma la speranza dell'intero genere umano ancora non scompare perché a difendere la terra c'è il protagonista... quello stesso protagonista che a questo punto non può fare altro che vincere come ciascuno si potrebbe aspettare.
E invece no.
Non solo Shinji non riesce a battere lo stuolo di angeli esaurendo l'energia contenuta all'interno del suo Eva 01 (altro punto discordante rispetto ai robot più classici che vedevano le macchine di tipo umanoide ad energia infinita), ma non è nemmeno in grado di combattere come si deve.
Il sacrificio di Misato, di Asuka, che aveva combattuto fino alla fine, forse non per l'umanità, ma sicuramente per la sua gloria e per affermare finalmente se' stessa, e di tutti quanti, è completamente vano. Il macigno imposto da Sadamoto al pubblico è enorme.
Il mondo viene finalmente distrutto dopo anni ed anni di finali commoventi, strappalacrime e “politically correct”. Solo dalla sua distruzione, probabilmente, si poteva ottenere un mondo nuovo, ovvero un genere nuovo ed un relativo nuovo modo di raccontare le vicende di quei “robot”.
Al termine della pellicola solamente Shinji ed Asuka riusciranno a sopravvivere... forse per volere degli Angeli. Si risveglieranno in un mondo stravolto, distrutto e pieno di sangue, mentre all'orizzonte, lontano, l'inquietante presenza di quell'Angelo dal volto deformato.
Uno spettacolo spettrale che non lascia spazio a speranza alcuna.
E alla fine Asuka non riuscirà a dire altro che:
“Che schifo.”
Le ultime parole di Sadamoto?
Non lo sappiamo, ma sappiamo di per certo che quella battuta sarà l'ultima che verrà pronunciata da quella serie a lungo dibattuta, amata, ma forse nel profondo odiata in quanto aveva gettato fango sul lavoro degli autori precedenti.
Anche su quest'ultima frase i fan hanno parlato moltissimo adducendo a moltissime spiegazioni ed ipotesi.
A noi, invece, interessa analizzare ciò che c'è stato dopo Neon Genesis Evangelion.
Certo, non si può dire che il genere robotico abbia seguito per filo e per segno le sue orme, ma certamente la posizione di questo cartone animato, talmente di avanguardia da poterlo, forse, inserire anche nella categoria degli anime di tipo sperimentale, ha sortito l'effetto che forse Sadamoto sperava, ovvero quello di rinnovo e conseguente svecchiamento del genere stesso.
In tal senso, dunque, il periodo “post Evangelion” riservò al pubblico un orizzonte ben più fantasioso e diversificato di quello che c'era stato prima.



























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