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Maison Ikkoku







Maison Ikkoku: L'indiscusso capolavoro a fumetti dell'autrice di Lamù e Ranma 1/2...




Titolo: Maison Ikkoku (Cara dolce Kyoko)
Editore: Star Comics
Anno Jap: 1980
Anno Ita: 1998
Autrice: Rumiko Takahashi
Collana: Neverland
Numeri: 27 (terminato)
Verso di lettura: occidentale



Prima di entrare nel merito di una delle migliori commedie d'amore mai scritte e disegnate, ovvero Maison Ikkoku, è doveroso menzionare la persona a cui si deve oltre che questa vicenda, altri famosi fumetti, molto popolari anche in Italia, quali: Lamù, Ranma 1/2 e Inu Yasha, cioè l'autrice Rumiko Takahashi; Ebbene si, la nota fumettista nipponica nella sua lunga carriera ha saputo sfornare una tale serie di lavori, o meglio di capolavori, che quasi non ci si crede, in effetti, i titoli appena citati sono autentici miti nel panorama dei manga, non solo in Giappone, ma davvero in tutto il mondo.

Il successo che nel tempo hanno avuto e continuano ad avere i vari Ataru, Godai, Ranma e compagnia bella è un fatto ormai risaputo. Ed è per questo che la Takahashi nel realizzare i suoi manga, tende a tratteggiare una sorta di linearità caratteriale comune, che spesso e volentieri li accomuna in più punti. Ad esempio in Lamù, Maison Ikkoku e Ranma 1/2, gli elementi affini che si possono riscontrare, sono: la spiccata lussuria e la forte lascività di alcuni personaggi (Ataru: il play-boy sfigato, Yotsuya: il classico guardone, Happosai: il maestro maniaco); Le paure ossessive intese come fobie croniche, vedi: Mendo (del buio), Mitaka (dei cani), Ranma (dei gatti); La proverbiale gelosia delle protagoniste principali: Lamù (elettro-shock), Kyoko (mutismo punitivo), Akane (mosse di karatè); La scarsa intelligenza, inettitudine o pigrizia degli attori indiscussi, cioè dei vari: Ataru, Godai e Ranma. Queste sono le peculiarità speculari relative al carattere, ma c'è ne sono tante anche a livello narrativo, ad esempio: In queste tre storie è sempre presente un contesto scolastico liceale, i personaggi non riescono quasi mai a rivelare apertamente i propri "veri" sentimenti, le allusioni di tipo sessuale si sprecano a volontà, ed infine, tutti e tre i fumetti si concludono con dei matrimoni (sebbene solo quello celebrato in Maison Ikkoku, giungerà seriamente a buon fine).

Maison Ikkoku, che nel nostro parlato suonerebbe come "La casa senza tempo", malgrado non sia mai andato in onda su dell'emittenti nazionali, quali la Rai o Mediaset, (come del resto è successo anche per Lamù, Ranma e Inu Yasha) ma sia stato trasmesso soltanto da canali regionali, è una serie TV abbastanza conosciuta anche in Italia; Ed è per questo motivo che la Star Comics, nell'ottobre del '98, iniziò la pubblicazione del manga omonimo, che durò circa due anni, concludendosi nel gennaio del 2001.

Non vorrei divagare o dilungarmi troppo sullo spaccato di vita vissuta che il capolavoro di Rumiko Takahashi ha saputo regalare a chiunque sia capitato di leggere questo manga, svoltosi in una fatiscente pensioncina familiare, occupata da inquilini alquanto strambi ma divertenti, e che ha visto sbocciare una delle storie più romantiche che un fumetto abbia mai potuto narrare in un modo così appassionante...

Ci troviamo agli inizi degli anni '80, nei pressi di Tokyo, dove da quasi un secolo sorge una piccola e fatiscente pensioncina: La "Maison Ikkoku", in cui alloggiano degli inquilini un po' fuori dal comune...
Gli oltremodo eccentrici abitanti della vecchia Maison Ikkoku, sono: la robusta pettegola, Hanae Ichinose, e il suo vivace figlio Kentaro, che vivono nella stanza N°1, il ficcanaso e perditempo, Yotsuya, della stanza N°4, il pigro e sfortunato studente universitario, Yusaku Godai, che occupa la N°5, la conturbante e seminuda, Akemi Roppongi, della stanza N°6, ed infine dulcis in fundo, lei, la nuova amministratrice, Kyoko Otonashi, che dopo essere arrivata con il suo fedele cagnone bianco, Soichiro (che porta il nome del marito tragicamente scomparso), si è sistemata nella stanza del vecchio gestore (l'unica senza numero e che presenta una scritta: Kanrinin cioè amministratore).
Per dirla in breve, il povero Godai, molto vicino ad una forte crisi di nervi, è da tempo seriamente intenzionato a non avere più a che fare con persone così invadenti (e non è il solo visto che anche il vecchio gestore è scappato via da quella gabbia di matti, per pura disperazione), ma l'inattesa venuta dell'attraente amministratrice, gli farà subito cambiare idea, avranno così inizio le innumerevoli disavventure che il giovane studente universitario sarà tenuto ad affrontare per conquistare il cuore della sua bella amministratrice...

Fra mille e più pasticci, inghippi ed impicci di varia natura, nei circa sette anni in cui si svilupperà tutta la storia, vedremo la lenta ma costante crescita di Godai, da sciagurato scansafatiche in un vero e proprio adulto responsabile, tanto che pure i sentimenti che la sua amata Kyoko avvertirà per lui, si evolveranno man mano, fino a coincidere con l'amore puro ed incessante che lo stesso Yusaku prova per lei, fin da quel fatidico colpo di fulmine. Comunque, prima di tutto questo, Godai, sarà messo più volte a dura prova dalla mano del destino, che sebbene sarà spesso avversa nei suoi confronti, basta menzionare: gli scherzi e le incessanti prese in giro dei suoi "malefici" coinquilini, le ripetute avance che il bel maestro di tennis, Shun Mitaka, farà di continuo alla sua amata amministratrice, senza contare poi, il suo "equivoco" rapporto d'amicizia con la dolce Kozue Nanao e quello ancora meno voluto con la bisbetica liceale, Ibuki Yagami; Alla fin fine, il fato sarà più che benevolo con lui, visto e considerato che tutti i suoi desideri si avvereranno: conseguirà la tanto agognata laurea, otterrà la qualifica di maestro d'asilo (dopo aver seguito un corso di preparazione di durata biennale), troverà un posto di lavoro fisso (presso un nido d'infanzia) ed infine, si unirà finalmente in matrimonio con la donna dei suoi sogni, cioè Kyoko Otonashi, da questa loro unione, alcuni mesi dopo, nascerà anche una figlia, a cui sarà dato il nome di Haruka, vale a dire: Profumo di primavera.

In conclusione, malgrado qualche piccola pecca legata alla palese e spesso sgradevole indisciplina dei vari inquilini della Maison Ikkoku (che trovano sempre un pretesto buono per fare baldoria con fiumi di sakè e birra a volontà), questo fumetto, come del resto anche la relativa serie TV, riesce a far sorridere (in avvio) e commuovere (verso la fine) come pochi altri (forse come nessuno, in pratica è unico nel suo genere), tende ad appassionare così tanto il lettore (o lo spettatore) che lo legge (o lo guarda) al punto tale che è davvero facile immedesimarsi in Yusaku Godai: Cioè nel protagonista di una storia talmente bella, toccante e verosimile, che sembra quasi realmente accaduta.



























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