Ci racconti di lei e della sua carriera.
Sono nata il 10 ottobre 1957 a Niigata. Lì ho frequentato
il liceo locale, dopodiché mi sono trasferita a Tokyo
per l'università. Poi, mentre frequentavo il terzo
anno, partecipai a un concorso fumettistico organizzato
dalla Shogakukan: riuscii a guadagnarmi uno dei premi per
le migliori opere in concorso, e fu così che iniziai
la mia carriera, all'età di vent'anni. Non saprei
fissare con precisione il giorno esatto in cui ho debuttato,
ma posso dire con certezza che non uso un nome d'arte come
fanno molti.
Qual'è stato il motivo che la spinse
a partecipare a quel concorso e a lanciarsi nel mondo dei
fumetti?
Era un sogno che inseguivo fin da piccola... Poi, abitando
a Tokyo e vedendo tutte quelle case editrici attorno a me,
pensai di potercela fare, e mi iscrissi a quel concorso
con fiducia. All'inizio mi limitavo a scrivere strip a quattro
vignette. Poi, al secondo anno di liceo, partecipai al primo
concorso... Fu un vero disastro!
Il fatto che decise di iscriversi all'università
di Tokyo aveva qualcosa a che fare con le sue ambizioni
da fumettista?
No, non c'entra con le mie ambizioni. Visto l'insuccesso
del primo concorso, pensai di rinunciare e d'iscrivermi
a un'università della mia città. Furono i
miei genitori a insistere. Mi convinsero a trasferirmi a
Tokyo, così che potessi crearmi una mia vita indipendente.
Come ha imparato le tecniche del fumetto?
Ho appreso le tecniche necessarie imitando i miei disegnatori
preferiti.
Durante il secondo anno di università, frequentai
un corso di fumetti organizzato dal maestro Kazuo Koike.
Nei sei mesi di corso mi insegnarono sia a scrivere le storie,
sia a perfezionare il segno, spingendomi a ideare non meno
di una storia alla settimana. Poi mi fecero esercitare nella
creazione di vignette e intere pagine, e per questo dovetti
basarmi sulle sceneggiature migliori che erano state scritte
durante il corso. Trovarmi assieme a tante persone che avevano
le mie stesse ambizioni è stta un' esperienza stimolante
che mi ha incoraggiata a proseguire per la mia strada. Le
discipline che ci venivano insegnate erano tutte di alto
livello: infatti, la maggior parte di esse le ho potute
capire e apprezzare solo dopo molti anni.
Ha frequentato quel corso perché
era un'ammiratrice del maestro Koike?
I motivi per cui ho frequentato quel corso sono stati due:
il primo fu che conobbi un'altra aspirante fumettista: decidemmo
d'iscriverci al corso per avere un punto di riferimento
in comune; l'altro fu che il maestro Koike era molto famoso
dato che aveva appena scritto il suo capolavoro Kozure Ookami,
perciò pensai che avrei potuto trarre molti profitti
dai suoi insegnamenti.
Da quali autori pensa di essere stata influenzata?
All'inizio, il mio preferito era il grande Osamu Tezuka,
poi rimasi colpita dalle opere di Fujio Akatsuka.
Mentre frequentavo il secondo anno della scuola media, ero
una grande fan dell'Uomo Ragno della Marvel: la versione
giapponese era scritta da Kosei Ono e disegnata da Ryoichi
Ikegami; successivamente passò ai testi Kazumasa
Hirai, ma i disegni di Ikegami continuavano a piacermi particolarmente.
Con quale opera ha debuttato?
Un racconto breve intitolato Kattena Yatsura (Gente egoista),
che ha gettato le basi per Urusei Yatsura, e che è
stato ripubblicato nella raccolta in tre volumi Rumic World.
Quante opere ha pubblicato finora?
Le principali sono cinque. Le prime due Urusei Yatsura e
Maison Ikkoku sono state pubblicate in riviste per ragazzi
dai 18 anni in sù; la terza è Ranma 1/2, pubblicata
sulla rivista "Shonen Sunday"; la quarta è
una saga in tre volumi intitolata Ningyo no mori, mentre
la quinta, 1 Pound no Fukuin per la rivista "Young
Sunday", e riguarda il pugilato. Le restanti sono tutte
storielle brevi raccolte nei tre volumi Rumic World. Al
momento sto lavorando a una nuova serie, intitolata Inuyasha.
È opinione comune pensare che se
da un fumetto viene tratto un cartone animato, si ha la
prova del suo successo. Qual'è la sua opinione in
proposito?
Dipende dai diversi punti di vista degli autori. Sono contenta
se un mio lavoro può diventare animazione.
Sento molto il potere propagandistico della TV, anche se
non sempre i cartoni evidenziano il contenuto dell'opera.
Negli ultimi tempi sono state moltissime le trasposizioni
da carta a video, ma purtroppo non sono sempre fedeli all'originale...
In alcuni casi rimango un pò delusa. Anche molte
mie colleghe hanno visto i loro manga trasposti in animazione,
ma sembra che abbiano qualcosina da dire ai produttori...
Interviene spesso durante la trasposizione
di un suo manga in cartone animato?
Non so fino a che punto potrei intervenire, anche perché
c'è sempre il problema del tempo. All'epoca di Urusei
Yatsura ero ancora un'esordiente, per cui mi affidai totalmente
ai produttori del cartone, anche se nel colloquio con i
registi potei avanzare liberamente alcune mie idee. Poi,
con il passare del tempo, mi è stato permesso di
esprimere tutte le mie opinioni, ma per principio preferisco
affidarmi quasi completamente agli animatori, che secondo
me conoscono molto bene il loro mestiere. Per quanto riguarda
il passaggio al cinema, mi limito a controllare la sceneggiatura
ed esprimo le mie opinioni fondamentali. Comunque, credo
che i cartoni siano il frutto di una collaborazione tra
molte persone che lavorano tutte con grande impegno.
I suoi ammiratori in Italia sono moltissimi.
Qual'è, secondo lei il motivo di tanto successo all'estero,
nonostante i suoi racconti siano strettamente legati alla
tradizione giapponese?
Mi stupisce l'interesse dei lettori per serie come Urusei
Yatsura. Infatti, questo tipo di storie sono di pura fantasia,
perciò per renderle il più possibile vicine
alla realtà è necessario descrivere bene la
vita quotidiana giapponese. Forse i lettori stranieri sono
incuriositi da questi aspetti folcloristici tipicamente
nipponici.
Dai suoi lavori è possibile comprendere
che le interessa in particolar modo la tradizione giapponese,
come le favole e i racconti popolari. Come sono nati in
lei questi interessi?
Secondo me, le favole rappresentano una scorciatoia, nel
senso che la grande massa dei lettori giapponesi ricorda
sicuramente le favole, e quindi sono di facile comprensione.
Per esempio appena nomino Momotaro, chiunque ricoirda una
certa storia. La popolarità delle favole è
molto importante e aiuta i fumetti, in quanto questi devono
essere di facile comprensione per il pubblico.
Si dice che nelle sue opere vi siano delle
riflessioni sulla società giapponese moderna, e più
propriamente sulla perdita di umanità.
Sono contenta se si pensa così dei miei fumetti,
visto che al giorno d'oggi si fa un gran parlare di questa
società in cui ci si volta le spalle a vicenda. I
rapporti umani sono indispensabili come in un sogno: io
considero i fumetti proprio come i sogni, nei quali nessuno
è escluso o abbandonato, e tutti si aiutano a vicenda.
Io credo veramente che non si possa vivere da soli, tanto
è vero che anche nei fumetti è impossibile
realizzare un intero racconto con un personaggio solo: ne
occorrono tanti, e con caratteri diversi.
È vero che in Maison Ikkoku si riflettono
alcune sue vicende personali?
Né vero, né falso... Credo sia una questione
di punti di vista. Naturalmente, in Maison Ikkoku è
riflesso il mio modo di pensare, ma la mia vita non ha un
finale così bello...
Come definirebbe il genere dei suoi manga?
La maggior parte sono commedie d'amore.
Evidentemente questo genere di racconti
le piace molto. Quale altro genere le piace?
Amo moltissimo i fumetti sportivi a sfondo drammatico. Quando
tornai a casa mia dopo molto tempo, ritrovai tutti i volumetti
che avevo comprato anni prima, ed erano quais tutti di genere
sportivo-drammatico, per la maggior parte della Kodansha.
Vedendo tutti quei fumetti, mi ricordai la mia passione,
e ciò mi stupì molto. Il mio genere, invece
riflette gli altri lati del mio carattere; infatti mi è
sempre piaciuto leggere romanzi, e inoltre ho un'inclinazione
particolare per la commedia. Anche se provo a scrivere opere
sportivo-drammatiche, alla fine diventano sempre commedie.
Penso che ognuno abbia le proprie inclinazioni.
Di solito, i manga realizzati da donne
sono drammatici. Il suo è invece un genere completamente
diverso... L'ha scelto appositamente all'inizio della sua
carriera?
In Urusei Yatsura era mia intenzione creare una serie fantascientifica
a sfondo comici, una farsa. All'epoca non erano molti i
manga di questo genere, quindi pensai di iniziare io un
nuovo filone. Però, dopo un pò di tempo che
il fumetto veniva pubblicato, dalle lettere dei lettori
scoprii che il loro interesse era concentrato soprattutto
sull'andamento del rapporto tra Lamù e Ataru. Questo
all'inzio mi stupì, ma poi mi convinsi che si trattava
di una cosa naturale.
Da dove ha preso spunto per ealizzare i
suoi manga più celebri?
Per quanto riguarda Urusei Yatsura è andata come
ho raccontato prima. Nel caso di Maison Ikkoku, quand'ero
studentessa, dietro l'edificio in cui abitavo c'era una
casa abitata da gente molto strana. Era un posto piuttosto
sospetto, e questo mi incuriosiva molto: c'era un ragazzo
coi capelli tinti di biondo, e alla finestra erano appesi
un paio di guantoni e una maschera da kendo. quaeoi appartamento
era un pò lontano dalla strada, e ogni tanto vedevi
qualcuno che comunicava dall'interno della casa con una
ricetrasmittente. Questo non aveva alcun senso, dato che
sarebbe bastato gridare dalla finestra. Nonostante fossi
ancora una studentessa, avevo già debuttato come
autrice, e mi venne naturale realizzare qualcosa su quello
strano appartamento. Doveva essere un dramma con risvolti
umanitari, e decisi senza un motivo particolare che la protagonista
doveva essere una vedova, custode della palazzina. Poi feci
apparire uno studente appena uscito da una bocciatura che
si preparava per un nuovo esame d'ammissione... L'elemento
romantico tra i due l'avevo inserito solo per dare il via
alla stroria, ma poi, senza accorgermene, divenne presto
l'argomento principale. Nella serie delle sirene ho illustrato
il mio mondo personale, e vorrei che il lettore sentisse
l'atmosfera tipica di un piccolo paesino giapponese, uno
di quei posti che ognuno di noi ha visitato da piccolo e
su cui ha sentito un'infinità di leggende. Dust Spurt
l'avevo già in mente prima del debitto. All'epoca
giocavo con le mie amiche inventando e disegnando i personaggi:
fu allora che mi venne l'ispirazione. Comunque nonostante
sia molto vecchio e costituito soltanto da cinque episodi,
Dust Spurt è uno di quei lavori a cui sono molto
affezionata. Nella serie Rumic World ho inserito vari episodi
singoli alcuni dei quali sul modello di Ningyo no Mori,
altri comici. Pur essendo portata per le commedie, mi piacciono
tantissimo anche le storie tetre. Di tanto in tantovorrei
poter creare una storia con una persona normale, con un
individuo che si comporta seriamente dall'inizio alla fine.
Riguardo ai fumetti comici, posso dire che sono veramente
alla mia portata... Mi fanno rilassare. A proposito di Ranma
1/2, era da molto che pensavo di dar vita a una serie con
un ermafrodito come protagonista, e dato che la massior
parte dei miei precedenti lavori aveva come personaggio
principale una donna, questa volta ho optato per un uomo.
Avevo però un certo timore nel rappresentare un maschio
al cento per cento, quindi decisi per un essere metà
uomo e metà donna.
Com'è nata l'idea di un personaggio
che cambia continuamente sesso?
Semplicemente per evitare di annoiarmi nel disegnarlo. Poter
passare continuamnte dall'identità maschile a quella
femminile rende Ranma un personaggio piacevole da rappresentare,
molto vario e soprattutto imprevedibile: disegnare fumetti
non dev'essere solo un lavoro, ma anche un piacere.
Perché Ranma (e una marea di comprimari)
si trasforma proprio con l'acqua e non con altri sistemi?
Prima di realizzare quest'opera, ho passato molte notti
insonni a pensare all'evento scatenante della trasformazione...
Inizialmete pensai addirittura di far attivare la trasformazione
in seguito a pugni, calci, incidenti, scontri... Tutto ciò
che potesse causare dolore fisico, insomma, ma non mi aggradava
l'idea che, una volta trasformato il personaggio dovesse
essere pieno di bernoccoli e lividi. La folgorazione mi
venne a forza di pensare continuamentealla trasformazione
maschio-femmina, maschio-femmina: i due termini mi fecero
pensar ai cartelli davanti ai bagni pubblici, e siccome
dove c'è un bagno c'è anche acqua calda, decisi
di usarla per Ranma. Mi sembrava un'idea particolarmente
buffa e capace di scatenare la trasformazione nei momenti
meno opportuni, e rendere il tutto divertente come avevo
progettato.
Ranma è un nome molto raro. Per
quale motivo ha usato proprio questo?
Per una ragione semplicissima: è un nome carino e
può essere dato sia a un maschio sia a una femmina.
Ci parli un pò delle sorgenti maledette
che appaiono in Ranma 1/2...
Amo molto la Cina, e quando ho deciso che l'acqua sarebbe
stata la causa delle trasformazioni, ho pensato alle zone
ricche di polle naturali che esistono solo in quel paese...
E soprattutto alla quantità di leggende che circolano
sul loro conto riguardo a spiriti, maledizioni e così
via... Non so quante ne esistano... Quando ho deciso che
la causa delle trasformazioni sarebbero state le pozze incantate,
avevo solo una vaga idea dell'essere in cui la persona "maledetta"
si sarebbe trasformata; perciò, ogni volta che creavo
un nuovo personaggio il numero delle pozze aumentava. Tuttora
non ho la minima idea di quante pozze incantate esistano
in realtà.
Le sono mai sfuggiti di controllo alcuni
personaggi?
In effetti sì, e si tratta proprio del protagonista
Ranma. L'avevo pensato come un ragazzo semplice, dall'animo
nobile, altruista e anche un pò ingenuo, ma poco
alla volta si è trasformato in un tipo ostinato,
scaltro e malizioso. Forse perché ognuno di noi porta
dentro di sé alcune di queste personalità
nascoste... È probabile che il mio vero io si sia
riflesso nel carattere di Ranma attraverso l'inchiostro.
Quale dei suoi personaggi preferisce?
Ranma e Akane hanno sempre avuto due personalità
interessanti, ma con ryoga ho dato il mio meglio, perché
si tratta di un persoinaggio che comunica le proprie emozioni
in maniera diretta. Al contrario, invece, ho avuto qualche
problema con personaggi dalla forte personalità,
come Shan-Pu e Kuno. Pensate che dopo le sue prime apparizioni,
Kuno ha rischiato di sparire per sempre dalla scena perché
lo trovavo davvero ingestibile. Fortunatamente ho cercato
di resistere, e così mi sono accorta del fatto che
personaggi di questo tipo, così come Happosai, mi
aiutavano a creare nuove diramazioni e nuove storie causando
problemi proprio perché incredibilmente testardi.
Ripensandoci oggi, sono contenta di non averlo eliminato.
E fra i personaggi secondari?
Mi piace molto King per via del suo aspetto: non ha nemmeno
bisogno di parlare per far ridere! Ma anche la guida di
Jusenkyo mi piace parecchio. Per qualche strana ragione,
disegnarlo mi metteva di buon umore e mi rilassava. Fra
gli aimali, invece, P-chan è il mio preferito. Mi
piacciono anche il papà di Ranma e la gattina Shan-Pu,
sia chiaro, ma se esistesse davvero un porcellino fatto
così, lo terrei volentieri in giro per casa.
I tre elementi fondamentali presenti nella
serie di Ranma sono, in ordine sparso, combattimenti, amore
e umorismo. A quale episodio si sente particolarmente legata?
È difficile dirlo: sarebbe come chiedere a una mamma
di scegliere uno solo dei suoi figli. Sono legata a ognuno
di essi. Ciò ero prefissata era la creazione di un
fumetto piacevole da leggere, che fosse il più divertente
possibile: ecco perché l'ho riempito anche di scenette
buffe. Amo molto l'umorismo classico - anche se un pò
vecchiotto, se vogliamo - e inserire le intramontabili gag
mi diverte. Il fatto è che la serie di Ranma 1/2
era stata progettata per avere una vita editoriale piuttosto
lunga, e così, se avessi puntato solo sull'amore
o sull'azione, temo che sarebbe risultata un pò noiosa.
Quindi ho sempre cercato di creare una "rotazione narrativa",
in modo che a un episodio di combattimento ne seguisse uno
umoristico, poi uno romantico. È bella l'atmosfera
che sono riuscita a creare quando Ryoga tenta di parlare
ad Akane imbarazzato a morte, e impossibilitato per questo
a esprimersi liberamente. Quella scena ha messo in imbarazzo
anche me, ed è per questo che mi sono ritrovata a
dover inserire una gag, L'ho fatto per sdrammatizzare la
situazione: in realtà non m'importa se i lettori
lo notano o no... Serve unicamente a me!
Quale episodio della serie le è
rimasto più impresso?
Quello in cui Ranma impara l'Hiryu Shoten Ha. A causa dell'Hinriki
Kyodatsu Kyu di Happosai, Ranma è talmente debole
che ancge i personaggi meno abili e di minor rilievo sono
finalmente in grado di vincerlo in combattimento. E così
arrivano tutti in massa per prendersi la rivincita... Ma
naturalmente arrivano anche tutti quelli che vogliono aiutare
Ranma. Con questa massa di personaggi che s'incontrano,
la storia doveva necessariamente decollare, e infatti così
è stato. Devo ammettere che è stato un episodio
molto difficile da realizzare, ma dopo averlo riletto mi
sono resa conto del fatto che tutta la serie avrebbe dovuto
muoversi in quella direzione. Insomma, quell'episodio è
stato fondamentale per lo svolgimento degli eventi di Ranma
1/2, da quel momento fino al capitolo finale. Se avessi
deciso si limitare il soggetto a una sequenza di combattimenti,
l'avversario sarebbe stato necessariamente Herb poiché,
esattamente come Ranma, avevo intenzione di disegnarlo sia
in versione maschile, sia in versione femminile. Questo
personaggio mi ha aiutato a creare gag davvero divertenti.
Ma le idee per nuovi episodi le vengono
in mente in maniera automatica?
Ho sempre bisogno di andare fino in fondo ai miei pensieri,
cercando di capire la cosa migliore da fare in quel momento.
Nelle storie serie mi vengono in mente molte idee senza
dovermi sforzare eccessivamente, anche perché di
manga di questo genere ne realizzo veramente pochi. Invece,
nelle commedie, specialmente in quelle autoconclusive, ho
bisogno di inventare situazioni molto comiche e che siano
il più strambo possibile. Questo significa nuove
idee di volta in volta, perciò ho bisogno di consultarmi
con il redattore.
Ha degli assistenti che la aiutano nel suo lavoro?
Quando pubblicavo Urusei Yatsura e Maison Ikkoku eravamo
in tre, me compresa. Erano molto veloci a disegnare, quindi
eravamo più che sufficienti. Adesso siamo di più,
ma sono comunque soddisfatta dei miei ragazzi, perché
lavorano con serietà. Il loro compito consiste nell'abbozzare
e rifinire gli sfondi.
Quanto tempo le occorre per finire un episodio
medio di una storia a puntate?
La prima cosa che faccio è la sequenza su carta,
e per questo mi occorrono dalle nove alle dodici ore per
un fumetto di sedici pagine. Naturalmente, più lunga
è la storia, più tempo occorre.
Dopo quanto tempo dalla creazione della
sequenza termina il lavoro?
Se inizio la sera presto, all'alba ho finito. Dopo essermi
riposata un pò, chiamo i miei assistenti, e nell'arco
di una o due notti finiamo il lavoro.
Sforzandoci ci impieghiamo quattro giorni, ma di solito
ne occorrono cinque. Nei due giorni rimanenti, poi, spesso
devo occuparmi anche dei fumetti autoconclusivi. Preferisco
prepararli con molto anticipo, e mentre lo faccio ho già
in mente altre storie: morale, non ho nessun giorno di riposo.
Naturalmente, quando ho qualcosa di veramente interessante
da fare, allora mi concedo una pausa. Negli ultimi dieci
anni sono andata in vacanza solo nel 1996, dopo aver concluso
Ranma 1/2. Devo confessare che i fumetti stessi sono il
mio hobby. quando sono a casa mi piace guardare le partite
in TV, mentre quelle poche volte che esco, vado a teatro
o, più raramente, al cinema.
Che consiglio darebbe a tutti gli aspiranti
fumettisti?
Innanzitutto, realizzate soltanto fumetti che vi piacciano,
e fatelo nella maniera più semplice e divertente
possibile. Quando vi viene in mente un'idea interessante,
pensate ai lettori, a quante persone possono veramente apprezzarla.
L'ultimo consiglio è che non dovete mai disegnare
qualcosa che non vi piace, perché l'importante è
che voi stessi vi divertiate: solo così potrete far
divertire gli altri.
Vuole lasciare un messaggio ai suoi fa
italiani?
Vorrei dire che sono molto lieta di avere dei fan in un
paese così lontano, quindi ringrazio tutti di cuore,
e spero che continuiate a leggere i miei fumetti.
Il testo è stato copiato dal numero 14 di "Virtua
Fighter" pubblicato da Hobby & Work Italiana Editrice
S.p.A.