Questo manga di Hiroaki Samura rappresenta senz’altro
uno dei prodotti più originali degli ultimi tempi.
Non ci troviamo, questa volta, di fronte ai soliti fumetti
ambientati in una delle solite megalopoli sporche, violente
e cupe del futuro, ne quantomeno in un qualsiasi reame fantasy.
L’Immortale è un fumetto storico, sia per quanto
riguarda le locations, luoghi realmente esistiti, sia per
alcuni collegamenti a fatti realmente avvenuti nel Giappone
feudale dei Daymio e degli Shogun. Protagonista della storia
è Manji, un giovane (ma superbo!) samurai reso immortale
da un verme che ospita all’interno del suo corpo, il
kessenchu. Tale insetto ha l’incredibile capacità
di ricostruire i tessuti di Manji, qualora subisse una qualsiasi
ferita. Manji è quindi immortale: solo tagliandogli
la testa può morire (in realtà, se leggerete
il manga comprenderete che c’era anche un altro modo…).
Due combattono, uno vive. E alla fine ne resterà soltanto
uno… Scusate, le stupidaggini stavano prendendo il mio
controllo. Adesso vi chiederete perché si debba ingerire
un verme che rende immortali… Manji usa questo strano
espediente per adempiere ad un voto: dovrà uccidere
mille furfanti per rimediare all’assassinio di cento
innocenti (sempre per mano sua…). Una volta compiuta
la strage, il verme, dispensatogli da una vecchia (ma vecchia
di brutto, brutto, brutto, eh!), la sacerdotessa degli 800
anni, abbandonerà il suo corpo, rendendolo in tutto
e per tutto un comune mortale. Proprio come voi, miei cari
lettori (ndLettori: Lkl, vaffan@§/°!). Oltre che
nella storia, originale e avvincente, l’Immortale trova
un punto di forza nell’eccezionale caratterizzazione
grafica: Hiroaki Samura usa vari metodi e vari strumenti per
disegnare vignette che, in alcuni casi, sono opere d’arte
(eccezionali quelle su due pagine che illustrano lo smembramento
dell’avversario di Manji per opera delle sue dodici
armi!). E così le vignette si susseguono in un alternarsi
di matite, chine, retini, acquerelli, pittura ad olio, ad
aerografo, pistole a spruzzo, acrilici, bassorilievi, altorilievi,
mediorilievi…
Consiglio questo manga a tutti: sia a coloro che cercano qualcosa
di diverso, che a coloro che collezionano manga di qualità
(in pratica, qualsiasi cosa sia posizionata agli antipodi
di Dragon Ball.).
Nota: la croce uncinata disegnata sulle vesti di Manji non
è una svastica (le punte sono rivolte nella direzione
contraria), ma l’ideogramma che identifica il mulino
nel suo incessante girare di pale (l’immortalità,
l’infinito…).
LKL