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Curiosità ed informazioni sul majokko







majokko


Il Majokko non è solo uno stile, una tipologia, un manga o un cartone animato giapponese, bensì uno stile di vita che ha avuto il suo periodo d'oro negli anni '80 (qui in Italia). In quel periodo, di fatti, si era adoperata una certa distinzione netta tra cartoni animati giapponesi per ragazze e cartoni animati giapponesi per ragazzi. Quest'ultimi, di fatti, guardavano principalmente anime di robot (i famigerati robottoni come vengono chiamati ancora oggi qui) che venivano trasmessi in così grande quantità che a quel tempo si pensava (erroneamente, ci pare logico!) che gli anime, questi prodotti così misteriosi ed esotici, raccontassero solamente di macchine antropomorfe capace di scatenare colpi potentissimi in grado di salvare l'intera umanità dall'invasione della terra da parte di crudeli personaggi. Mentre i maschietti guardavano i robottoni, le bambine erano sottoposte ad una lunghissima serie di maghette capaci di trasformarsi, di trasformare o comunque di operare delle magie di varia natura e tipologia. Anche qui non c'era grande possibilità di scelta dato che nel momento stesso in cui terminava un cartone animato di questo genere le reti Mediaset erano pronti a rimpiazzarlo con un altro praticamente quasi uguale (cambiava solo il titolo e la situazione, ma i topos erano gli stessi identici!).

Tale genere, tanto standardizzato quanto inspiegabilmente fortunato, andava sotto il nome di Majokko. Analizzando la parola stessa potremmo trovare un interessante binomio tra Magia e Bambina (in giapponese ovviamente!). Non a caso, di fatti, chi faceva uso di magia era sempre e solo una bimba la cui età si aggirava tra gli otto e i dieci anni. Il problema che stava alla base dei Majokko è che essi avevano una progressione di eventi praticamente identica tra di loro. Vediamola insieme! Per prima cosa la protagonista è inserita in un contesto familiare abbastanza positivo (chi più chi meno). I genitori gestiscono solitamente un locale (sia esso un negozio, un bar, un ristorante o quant'altro), la cameretta della futura maga è posto all'ultimo piano e la bambina ha la sua prima cotta per il bello di turno, rigorosamente molto più grande di lei (ci viene presentato praticamente come un adolescente!). Questo giovane è sempre molto buono e frequenta abitualmente la famiglia della bambina per svariate ragioni (alcune volte non ci vengono nemmeno spiegate!). Dati questi presupposti, la vita della bambina si svolge in maniera piuttosto normale sino a quanto la protagonista si imbatte (o per caso o a seguito di alcune ricerche) in una presenza a detta sua “aliena”. A questo punto entrano in scena i soliti due “alieni” che sono rappresentati in varia forma (gattini, kappa – mostri tipici giapponesi, ufo e così via), ma mai in varia misura dato che sono sempre piccoli e si tengono nel palmo di una mano. Dei Majokko di quell'epoca sono veramente pochissimi quelli in cui l'alieno era uno solo. La coppia si presenta inventando una scusa per la propria presenza lì sulla terra... solitamente, comunque, la più gettonata è quella secondo la quale i due alieni sono atterrati per fortuna lì e che avranno bisogno di un certo periodo di tempo per poter ripartire. Per ripagare del soccorso che la bambina ha prestato loro, questi ultimi faranno in modo di donarle dei poteri magici che verranno espressi grazie all'uso di un oggetto mistico identificabile quasi sempre in una bacchetta camuffata da collana, braccialetto, penna, anello o specchio. Il tempo di permanenza degli alieni, poi, è, nella stragrande maggioranza delle occasioni, espresso in un anno (anche se ci sono casi in cui gli alieni rimangono sulla terra per molto meno tempo, ovvero sei mesi).

A questo punto vengono spiegate le funzioni dell'oggetto magico e le regole per usarlo (palesemente le stesse!). L'oggetto, come abbiamo già detto in precedenza, è camuffato in un oggetto apparentemente normale e di uso comune. Per trasformarlo in bacchetta magica (laddove è possibile, è ovvio), occorre semplicemente il pensiero (in rari casi una formula magica) . Una volta che la bacchetta è stata richiamata si deve dire la formula magica che è sempre una sorta di ritornello tipo: “Magia dei fiori dai mille colori!”. A questo punto gli effetti variano a seconda della serie. Nella stragrande maggioranza delle occasioni, però, la bambina può trasformarsi in ciò che desidera oppure può trasformarsi in una ragazza più grande. Nel primo caso gli effetti della trasformazione si avranno unicamente in ambito familiare o privato (i poteri verranno usati per amici o conoscenti), nel secondo caso, invece, la ragazza diventerà una idol (abbiamo già analizzato questo termine... fate riferimento alla scheda relativa!) conquistando fama e successo in pochissimo tempo. Sempre nel secondo caso va detto che il ragazzo di cui è segretamente innamorata la bambina si innamorerà, a sua volta, se suo alter ego provocando una rottura di personalità davvero notevole (mi ama come cantante, ma non mi apprezza come bimba).

Le regole per l'uso della magia sono abbastanza semplici come era logico attendersi da un cartone animato destinato palesemente ad un pubblico di piccoli spettatori. La magia va usata nel corso dell'anno di permanenza degli alieni (dopo diventerà nulla oppure la bimba sarà costretta a restituire l'oggetto magico ai legittimi proprietari), la magia va usato con riguardo (non si può adoperare lo stesso incantesimo due volte, ad esempio), la magia non va mai usata per fare del male o per rendersi la vita più semplice (pena il termine dell'incantesimo oppure l'abbandono degli alieni in cerca di una bambina più buona) e per finire, la magia non dovrà mai essere mostrata a nessuno (la trasgressione a questa regola alcune volte implica una punizione simile a quella precedente anche se sono più frequenti i casi in cui è previsto che chi vede la magia sia destinato a dimenticarsi non solo dell'incantesimo stesso, ma anche della persona che ne fa uso). In particolare la punizione per quest'ultima regola può decretare la fine di un rapporto nella misura in cui è proprio il ragazzo di cui la protagonista è segretamente innamorata ad assistere al prodigio! Generalmente però, per le grandi leggi dell'Happy Ending, il giovane non viene mai punito grazie all'intervento provvidenziale della protagonista che riesce a trarlo in salvo e a risparmiarlo. Tutto questo, comunque, può provocare una delle due possibili situazioni, ovvero: il ragazzo non ricorderà mai più di quanto è accaduto, la protagonista perde i poteri.

Alla fine, comunque, la bambina dovrà dire addio alle sue magie in un modo abbastanza diverso a seconda del cartone animato in cui ci troviamo. Il ritorno alla vita normale, però, non porta ad una notevole risoluzione del rapporto “sentimentale” che intercorre tra lei ed il ragazzo di turno. La sensazione, quindi, che potremmo avere dopo la visione di un Majokko in stile classico è quella di insoddisfazione ed incompletezza dato che la serie non ha portato ad alcun tipo di sbocco. I Majokko, chi più chi meno, hanno mantenuto tali standard per moltissimo tempo senza che nessuno avesse il tempo, la voglia e la personalità di cambiarli ed in qualche modo di rivoluzionarli. Questa situazione si è mantenuta di stallo sino a quando non siamo giunti nel momento in cui è approdata la serie (o meglio, le serie) di Sailor Moon.

Sailor Moon, di Naoko Takeuchi, rappresentava una svolta al genere Majokko ed era palesemente destinata a rimanere nella storia assieme a Dragon Ball e a Gundam, forse gli anime più rappresentativi e conosciuti che esistono qui in Italia.
E' da premettere, comunque, che, al di là di Sailor Moon, non reputiamo Naoko una grande autrice nel panorama degli anime nipponici in quanto ha chiaramente dimostrato di non essere capace di giostrarsi in altri generi che non siano quelli delle Majokko creando una serie di storie brevi o auto conclusive che lasciavano alquanto l'amaro in bocca per la loro mediocrità. Sailor Moon, comunque, riusciva a unire in un armonioso insieme svariati generi pur rimanendo fedele al Majokko. La protagonista non era più una bambina, ma una adolescente di circa quattordici anni. La giovane riceveva fin dalla prima puntata una spilla magica che le consentiva di trasformarsi in Sailor Moon, la guerriera che veste alla marinara. Altro elemento totalmente nuovo era il fatto che la creatura donatrice di poteri era essenzialmente una sola! Sebbene le premesse fossero più o meno legate alla tipologia più classica del Majokko, fin dall'inizio si è notato come questa serie era diversa dalle altre. La trasformazione non era fine a se' stessa, né serviva per scopi futili e frivoli come quello di cantare o esibirsi con trucchi di magia. La trasformazione qui consentiva alla protagonista di accedere ad una seconda magia che si esprimeva sotto forma di “arma” da usare contro un nemico... un mostro... un demone... una creatura maligna, insomma. La trama, quindi, non era più destinata ad un pubblico di bambini, ma a dei fruitori senza ombra di dubbio più “maturi” (anche se, comunque, la fascia di età rimaneva piuttosto bassa).
Sailor Moon, tra le altre cose, ha avuto il merito (o il demerito a seconda di come la si veda) di “crescere” un po' assieme all'utenza e così, alla fine della quinta serie (l'ultima, per essere più precisi), possiamo vedere la protagonista convincere a passare alla causa del bene la sua ultima nemica. L'intera scena mostrava Bunny (così si chiamava, anche se in Giappone il nome vero è Usagi) completamente nuda e dotata di un maestoso paio di ali bianche e lucenti. Ovviamente tutti i passaggi furono immediatamente censurati dalla Mediaset nella mediocre localizzazione italiana che tanto si intestardì, tra le altre cose, a cambiare il sesso delle Sailor Star Lights.

Ad ogni modo, al di là di questo, era innegabile come Sailor Moon avesse arricchito la serie Majokko con almeno altri quattro elementi, ovvero: i combattimenti, la squadra (per la prima volta a trasformarsi erano più ragazze e non solo una), la storia (che serviva come background alla magia contestualizzando i poteri delle guerriere Sailor nella misura in cui le loro magie venivano dai vari pianeti i quali, a loro volta, erano al servizio del Regno della Luna), l'amore più maturo (anche se, in effetti, a beneficiare di un rapporto sentimentale era solamente una ragazza, ovvero la protagonista, va detto che le vicende saranno risolutive per questa coppia – che si metterà insieme durante la seconda metà della prima serie per vedere consacrato il rapporto nell'ultima. Nel futuro sapremo che i due avranno una figlia nonché erede della Regina Serenity, vera identità di Bunny). Attratti da questa novità che pareva riscuotere un notevole successo, moltissimi altri autori si unirono al format imposto dalla Takeuchi con la sua Sailor Moon sfornando serie più o meno fortunate del tipo: Wedding Peach, Ojamajo Do Re Mi, Pretty Cure, Tokyo Mew Mew (il più moderno tra tutte).

Il problema che sta alla base dell'eredità lasciata dalla guerriera che veniva dalla luna risiede nel fatto stesso che il processo di “rivoluzione” fu completamente interrotto. La nuova generazione di Majokko imponeva che si seguisse alla lettera i topos dettati da Sailor Moon e così le Wedding Peach diventavano delle guerriere che assumevano queste sembianze dopo aver sfoggiato raffinati e magici abiti da sposa, Ojamajo Do Re Mi diventavano un gruppo di apprendiste streghe che non desideravano altro di diventare streghe a tutti gli effetti usando magie a più non posso e via dicendo! Insomma, il genere Majokko si è arenato di nuovo e pare che niente e nessuno riesca a disincagliare un genere così monotono, poco interessante e con scarsa personalità.
Certo... generalizzare è sbagliato e di fatti, in questa calma piatta non possiamo fare a meno di notare alcune uscite piuttosto felici, ma mai completamente convincenti. La migliore tra tutte è forse quella rappresentata dalla Ladra St. Tail. Stiamo parlando proprio di quel cartone animato trasmesso svariato tempo fa dal titolo: “Lisa e Seya due cuori per lo stesso segreto”. Questa serie era piuttosto diversa dalle altre perché cercava un connubio tra il genere magico e quello piuttosto fortunato dei ladri che aveva già visto successi strepitosi con Lupin III e Cat's Eye (conosciuto con il titolo di Occhi di Gatto). Il connubio riuscì molto bene e alla fine ne risultò un anime globalmente gradevole e spiritoso. Seya (così venne chiamata) era una ladra che rubava a chi stava nel torto e restituiva gli oggetti ai loro legittimi proprietari. Per diventare tale si trasformava, attraverso una preghiera, e poi usava dei trucchi di magia per sviare le indagini di un famoso detective suo coetaneo, compagno di scuola ed amico (in realtà Seya – Lisa ne è follemente innamorata, ma non riesce ad ammetterlo nemmeno a se' stessa). Il topos viene ripreso completamente da Cat's Eye, però risulta buono proprio perché innovativo. Tra le altre cose qui in Italia fu applicata una grande censura legata al fatto che Seya era sorretta dalla Chiesa (proprio la Chiesa Cristiana!) nelle sue scorribande... scelta di sceneggiatura reputata assolutamente inaccettabile (la preghiera, quindi, non si rivolgeva più al Signore, ma diventava una sorta di formula magica generica).

Sfortunatamente anche tale serie era destinata a fallire nel suo intento, ovvero quello di incentivare gli autori a coadiuvare il genere Majokko con altri elementi per creare sempre qualcosa di nuovo. Fu così, dunque, che nacque un secondo genere (anche se meno fortunato dell'altro che abbiamo già citato) di Majokko, ovvero quello delle “ladre”. A copiare subito l'idea di Lisa e Seya fu Kamikaze Kaitou Jeanne, una serie che, a parte due o tre elementi diversi, ricalcava tutti i topos già visti nella Ladra di St. Tail, in primis quello della ragazza che diventava una furfante e quella del futuro fidanzato che le dava la caccia, ma al contempo era suo amico quando la giovane si trovava ad indossare i panni della normale studentessa liceale. Nell'attualità in cui ci troviamo il Majokko ha quasi smesso di parlare di se' ed è un genere che sta tornando un po' alle sue origini, ovvero quelle che lo ponevano come prodotto esclusivamente per bambini. Reputiamo che sia un vero peccato perché, se stimolato, il Majokko può essere un genere abbastanza poliedrico capace di mettere in comune molti elementi e di fonderli in un unico ed armonioso insieme.



























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