
Esiste una categoria di cartoni animati giapponesi di carattere
puramente sperimentale poco riconosciuta
nel web, ma allo stesso tempo estremamente fiorente.
Sovente gli anime di tipo sperimentale non vengono inseriti
in una categoria che li accomuni, ma vengono catalogati semplicemente
con il genere di appartenenza. Noi reputiamo, in questo compendio,
che delle pellicole del genere meritino un luogo a se' stante
dato che sarebbe oltremodo riduttivo sostenere che, ad esempio,
Boogiebop Phantom sia semplicemente un anime
di orrore al pari di un Pet Shop of Horror, tanto per citare
un anime a caso. Iniziamo con il dire che questa tipologia
di cartoni animati è spesso vietata ai minori o di
quattordici o persino di diciotto anni. La ragione che sta
alla base di tutto questo è che gli Anime di tipo Sperimentale
hanno una caratteristica che in qualche modo li accomuna,
ovvero quella di avere una totale libertà di espressione
che trascende tempo, spazio, luoghi, personaggi.
Anche la scelta dei soggetti e della tipologia di anime è
spesso legata a questo fattore: se si vuole rivoluzionare
qualcosa è necessario partire da una base poco conosciuta
(anche se a questa filosofia solo metà dei sostenitori
di questo genere aderisce), come, ad esempio quella dell'orrore.
Anche negli Anime di tipo Sperimentale è possibile
tracciare una sorta di linea di demarcazione capace di suddividere
in due sotto generi questa particolare tipologia di cartone
animato: il primo genere di Anime di tipo Sperimentale
è quello in cui la sperimentazione avviene su un piano
di costruzione psicologica e caratteriale del personaggio,
catapultato in un mondo assolutamente unico, ma allo stesso
tempo così simile al nostro. Le vicende che roteano
attorno a questi personaggi sono spesso e volentieri angoscianti,
terribili, paurose e avvolte nel più fitto dei misteri.
Ovviamente trovandoci davanti ad una produzione di tipo sperimentale
dobbiamo assolutamente dimenticarci il concetto così
volutamente forte e distinto di Bene e di Male. Se in altri
anime questi due concetti avevano toni smussati o non venivano
riconosciuti bene, qui siamo davanti all'estremità
più totale: il Bene ed il Male semplicemente non esistono,
ma esiste un mondo inquietante e reale nel quale uomini e
donne agiscono come se ci si trovasse all'interno di un incubo
senza fine.
L'onirico è sicuramente il campo sul quale questo sotto
genere “lavora” di più introducendo scene
che traggono la loro forza attrattiva direttamente dallo studio
comportamentale e da altre speculazioni di un certo livello
che andremo ad analizzare più in seguito (se pur in
maniera fugace).
Il secondo sotto genere di Anime di tipo sperimentale,
invece, è completamente diverso da quello precedente
e mira principalmente ad offrire all'utenza un prodotto altamente
demenziale e stupido in cui la logica comune viene completamente
stravolta a favore di una storia che non è una storia
ed una serie di vicende slegate e contemporaneamente legate
alla “main plot” (storia principale). Va detto,
a questo punto, che la “rivoluzione” imposta da
questo sotto genere non sta tanto negli argomenti trattati
(esistono comunque delle eccezioni, come, ad esempio Excel
Saga in cui gli argomenti sono proprio “non trattati”),
quanto nelle animazioni. In linea di massima, comunque, gli
Anime di tipo sperimentale hanno da sempre avuto il grande
pregio di gettare le basi di nuovi standard di animazione
nipponica. In pratica, dunque, è come se fossero delle
presentazioni, dei flash fugaci che cercano di fare breccia
nella produzione generale la quale, però, fino ad ora
non si è dimostrata molto propensa a voltare definitivamente
pagina lasciando questi straordinari titoli solo delle urla
in pieno deserto.
Ovviamente il grado di “sperimentazione” varia
a seconda del cartone animato che ci troviamo davanti. Tra
i più “diversi” ed accattivanti abbiamo
certamente Serial Experiments Lain per quanto concerne la
prima tipologia di Anime di tipo sperimentale, mentre per
l'altra abbiamo forse, a pari merito, F L C L, anche detto
Furi Kuri ed Excel Saga.
Serial Experiments Lain è un cartone animato che ha
saputo narrare in chiave assolutamente scientifica, svariate
problematiche del giorno d'oggi. Nonostante sia una serie
del 1998 ancora oggi non risente degli anni passati e questo
proprio grazie al suo estremismo e alla sua capacità
di rendere tutto nuovo, fantastico, surreale. Ma in che cosa
Serial Experiments Lain era diverso dagli altri? Possiamo
rispondere con la semplice frase: “In tutto”;
ciò, però, non implica necessariamente che un
Anime di tipo sperimentale debba essere per forza innovativo
in tutti i campi, di fatti, ad esempio, Excel Saga non mostrerà
particolari cambiamenti nel compartimento grafico e stilistico
giacché tutti i personaggi erano disegnati in perfetto
stile manga.
Torniamo a noi: Serial Experiments Lain aveva
come character design Abe Sensei, un grandioso artista che
ha saputo rendere estremamente più “occidentale”
il prodotto che aveva di fronte. Così il mondo era
realizzato quasi in maniera monocromatica, con colori spenti,
ombre dotate di texture, paesaggi fermi, numerosi cavi sospesi
nel cielo e una linea, quella del disegnatore, sicuramente
essenziale, semplice, netta e decisa.
L'intera produzione di Serial Experiments Lain trasudava di
novità. La regia era forse una delle più geniali
che potesse esistere in quanto riusciva a trasmettere sensazioni
semplicemente attraverso una particolare inquadratura. Emblematici
erano i rumori a diffusione che venivano generati dai cavi
dell'elettricità che dominavano tutta la scena, continuamente.
La storia era ridotta all'osso perché mirava ad ampliare
il più possibile svariati concetti che si basavano
sulle comunicazioni di massa, sulla filosofia, sull'esistenzialismo.
Lain, la protagonista, è una bambina che vive in una
famiglia come tante (padre, madre e sorella maggiore). La
sua vita è divisa tra scuola e casa, mentre il suo
carattere è estremamente calmo e pacato tanto che sovente
ci si dimentica persino che lei esista. Una notte una compagna
di classe di Lain si uccide gettandosi dall'ultimo piano di
una palizzata... così... senza una ragione appartente.
La notizia sconvolge tutti quanti, ma la cosa ancor più
inquietante sarà che dopo la dipartita della giovane,
quest'ultima inzierà a mandare delle e-mail a tutte
le sue compagne con messaggi davvero strani e quasi criptati.
Ovviamente i ragazzi della classe iniziano a pensare che si
tratti solo di uno scherzo di cattivo gusto, ma pare che nessuno
abbia avuto accesso alla casella di posta della ragazza in
quei giorni, ragion per cui deve essere stata proprio lei
a spedire quei messaggi digitali! Ma come avrebbe mai potuto
farlo se la giovane era morta?
A questo punto le amiche più intime di Lain chiederanno
a quest'ultima se per caso anche lei avesse ricevuto la misteriosa
e-mail, ma la ragazza risponde che non lo sa in quanto non
usa praticamente quasi mai il suo Navi (il Navi era un PC
ultramoderno presente nella serie).
Presa dalla curiosità, la sera stessa, Lain accende
il suo vecchio modello di Navi e scopre che la mail era arrivata
anche a lei!
La sua compagna di classe le diceva la vita era proprio lì...
che lei infondo non era morta... che nel luogo in cui si trovava
c'era ciò che non esisteva in quel mondo di materialità
che aveva appena abbandonato.
Lain non appare molto scossa, ma desidera andare più
a fondo di questa faccenda e chiede a suo padre (importante
uomo d'affari nel campo, per l'appunto, dell'ingegneria informatica)
di farle dono di un nuovissimo Navi, il migliore che c'era
sulla piazza in quel momento. Ovviamente il padre rimane estremamente
compiaciuto della scelta di sua figlia che iniziava a dimostrare
interesse verso ciò che egli progettava e così
finisce per accontentarla.
Egli non sa, però, che lo scopo di Lain non è
quello di “studiare” le nuove tecnologie, bensì
farne uso per poter così scoprire la verità.
Nel corso degli eventi, poi, la protagonista riuscirà
ad ottenere un chip “illegale” con il quale potenziare
ancora di più il suo Navi. Mano mano la sua stanza
che prima era spoglia e ricoperta di peluche su un morbido
e gigantesco letto, si riempirà di schermi, cavi, liquidi
di raffreddamento e molto altro ancora. Tutto per raggiungere
quel qualcosa senza perdere, forse la materialità del
suo corpo. Lain si intrufolerà nella rete, passerà
ovunque, persino nei giochi online, per cercare la verità,
quella verità che pare sfuggerle sempre, ma mentre
lo farà, diventerà sempre più famosa
nel mondo virtuale. Contemporaneamente, però, qualcosa
incomincerà a modificarsi nella sua esistenza, qualcosa
di profondo, qualcosa di grande. Esiste, di fatti, un'altra
Lain, che si aggira in quel mondo materiale di cui la protagonista
faceva parte, una figura assolutamente inquietante che era
stata intravista proprio nella discoteca, in quel locale dove
tutto aveva avuto inizio, nel quale Lain era stata in grado
di venire in possesso di quel Chip. Cosa vorrà mai
quell'altra Lain? Maggiore è l'attaccamento verso il
mondo virtuale, nello spasmodico tentativo di comunicare con
un qualcosa di immateriale, minore sarà l'attaccamento
al mondo reale che inizierà a sgretolarsi.
La scuola, le amicizie, la famiglia, insomma.. tutto il suo
mondo viene messo in discussione in maniera velata, costante
e graduale tanto che lo spettatore avrà come l'impressione
che ciò che era reale in realtà era falso e
tutto ciò che appariva falso era reale. Ci
sarebbe da parlare tantissimo sul tema di Serial Experiments
Lain, ma noi cercheremo, quanto ci è possibile, di
riassumere tutto quanto in relativamente poche righe.
Per prima cosa la problematica dell'esistenzialismo è
fortissima in questo Anime di tipo sperimentale. La compagna
di classe di Lain si suicida in una sorta di ascesi verso
qualcosa che dobbiamo necessariamente raggiungere. Questa
concezione può apparire abbastanza orientale (sappiamo
che i combattenti nipponici si uccidevano per raggiungere
il loro signore feudale o per non morire nell'infamia di essersene
andati per cause naturali), ma in realtà, se ci si
pensa bene c'è una notevole influenza occidentale in
tutto questo. Come abbiamo appena detto, di fatti, l'uccisione
orientale era effettuata principalmente per un bene comune,
per un qualcosa di estremamente immanente (raggiungere il
signore feudale, difendere la patria, conservare intatto l'onore),
mentre qui la morte sembra sia assolutamente gratuita. La
ragione che sta alla base di questa dipartita è quella
di raggiungere un qualcosa di superiore, trascendentale, unico,
infinito. Un concetto che, pensiamo, sia il perno di tutta
la filosofia, ovvero la Verità o, per alcuni Dio.
La Verità è trascendente, nella visione di Serial
Experiments Lain, poiché non si trova tra la materialità,
ma oltre di essa (il Wired, ovvero la rete).
Tutti aspiriamo alla Verità ed è naturale, sempre
secondo la visione di questo Anime di tipo sperimentale, che
la si voglia raggiungere attraverso la morte. La naturalità
della morte assomiglia molto a quella sofistica, in quell'atteggiamento
continuamente volto verso l'alto.
Chi si è dedicato alla filosofia, almeno a livello
scolastico, saprà bene che distaccarsi dalla realtà
materiale per iniziare a guardare la Verità significa
necessariamente avere una visione diversa non solo di quest'ultima,
ma anche del mondo verso il quale noi stiamo fuggendo.
Alla luce di tutto questo, quindi, si evince che la realtà
materiale diventi irrimediabilmente relativa e che la percezione
di quest'ultima si trasformi, si modifichi, si alteri sempre
di più.
Nel mito della caverna di Platone, ad esempio, gli schiavi
erano costretti a vedere sempre sul fondo della cava, ma ad
un certo punto uno di essi riuscì a fuggire uscendo
nel mondo reale, ovvero quello della Verità. Dato che
la luce del sole era troppo forte, lo schiavo fece ritorno
alla sua caverna, ma lì nessuno dei suoi compagni credette
alle sue parole... troppo sconvolgenti per essere narrate.
Il passo da questo mito alla vicenda di Serial Experiments
Lain è molto più breve di quanto si possa pensare.
Lain, di fatti, nel costante contatto con il Wired (la rete
portatrice della Verità, secondo gli autori), inizia
a percepire il mondo circostante in maniera completamente
differente. Gli sconvolgimenti inseriti a sommo studio dalla
regia servono non soltanto a trasmettere un notevole senso
di angoscia e di disorientamento, ma anche a mettere in discussione
tutte le sicurezze di un essere umano.
E così, la materialità ci viene mostrata ricca
di menzogne, menzogne ed ancora menzogne... un impianto gigantesco
di falsità che si propaga ovunque, senza fine.
La realtà, quindi, si trova davvero dove la compagna
di classe diceva di essere, ma il prezzo da pagare per raggiungerla
sarà talmente alto che sacrificherà non solo
l'esistenza del mondo di Lain, ma anche Lain stessa. La protagonista,
dunque, nel suo continuo diffondersi ovunque, assumerà
sempre di più dei connotati diversi da quelli di un
essere umano qualunque riuscendo ad attrarre l'attenzione
di ciò che veniva chiamato Dio. Il Dio è un
Dio del Wired, questo è vero, ma in effetti rappresenta
il ricettacolo di una comunicazione globale. La comunicazione
e l'incomunicabilità sono altri due aspetti che si
coadiuvano in un armonioso insieme in questa serie ricca di
sperimentazioni tematiche e di regia.
Il mondo in cui Lain si trova all'inizio appare davvero strano:
si parla spesso, ma non si ascolta mai con attenzione tanto
che spesso gli autori fanno in modo che il rumore costante
dei cavi elettrici copra i discorsi delle compagne di classe
di Lain... tutte quelle parole sono ricche di dicerie, di
luoghi comuni, di nullità. Anche qui la regia si fa
sentire moltissimo scegliendo appositamente argomenti di dialogo
mirati allo scopo. Il mondo materiale, dunque, non sa più
comunicare e lo fa sempre di più utilizzando la rete
fitta ed immensa del Wired.
Per questo Lain è così importante.
Per questo Lain è Dio?
Serial Experiments Lain metterà a disposizione svariati
episodi di questa serie breve per poter descrivere e analizzare
il tema della comunicabilità presentando, in forma
animata, concetti di autori famosi che hanno dibattuto al
lungo sull'argomento. Non si tratta, dunque, di fonti inventate,
ma di riferimenti veri e propri! Le puntate in cui il tema
della comunicazione mediatica di massa viene maggiormente
trattato (a dir poco in forma totalizzante) sono solo un paio,
ma rappresentano, probabilmente, il picco massimo di sperimentazione
di questa serie animata.
Nessuna storia, nessuna vicenda, poche situazioni, pochissimi
i disegni realizzati... tanto testo, tante immagini, tanto
simbolismo. Livelli del genere, ancora oggi, non sono stati
raggiunti forse perché, in effetti, se ci si pensa
bene gli Anime di tipo sperimentale non sono altro che delle
avanguardie di ciò che in un lontano futuro potremo
vedere.
Serial Experiments Lain, dunque, nella prima tipologia di
questo genere così interessante, ma allo stesso tempo
così poco proficuo, è sicuramente il titolo
di punta e meritava ampio respiro in questo compendio sull'animazione
giapponese.
Esistono, comunque, degli anime, forse più apprezzati,
proprio perché rientravano in canoni più “normali”
e “commerciali” i quali, però, hanno detto
comunque la loro in fatto di sperimentazione. Stiamo parlando,
ad esempio, di Boogiebop Phantom. Tale titolo, anch'esso recensito
sulle pagine digitali del nostro sito (per ulteriori informazioni
in merito vi chiediamo cortesemente di fare riferimento sempre
e solo a questa fonte!), ha preso in eredità da Serial
Experiments Lain principalmente la sperimentazione del compartimento
narrativo e grafico. La regia, comunque, tende a voler rendere
il più possibile comprensibili le situazioni e le vicende
entro le quali i vari personaggi si muovono così da
rendere il titolo più fruibile al pubblico.
Esattamente come per Serial Experiments Lain, Boogiebop
Phantom presenta un character design che per quanto
possa non raggiungere la qualità dei disegni di Abe
Sensei, è comunque estremamente gradevole. I colori,
anche in questo caso, sono talmente poco saturati da sembrare
quasi in scala grigi. Il pigmento scelto per la pelle è
quasi bianco e gli viene conferita una luminosità irreale
che si scontra con il mondo oscuro scelto appositamente per
fare da sfondo alle vicende del terrore del Fantasma Boogiebop
(da questo personaggio viene il titolo dell'opera).
I temi trattati, stavolta, sono tantissimi, giacché
tantissime sono le situazioni descritte all'interno del cartone
animato anche se tutte quante sono unite ad un unico grande
filo conduttore, ovvero il Fantasma che si aggira tra le strade
di quella città tentacolare e che, pare, si porti via
con se' delle persone le quali finiscono irrimediabilmente
per scomparire nel nulla lasciandoci solo un ricordo, una
flebile traccia nel passato di altri. Particolare attenzione
viene rivolta alla psicologia umana e alla pazzia tanto che
in moltissime occasioni ci troveremo in ambienti che ci ricordano
molto gli istituti di igiene mentale. Emblematica, ad esempio,
è la scena nella quale una donna si segna continuamente
tutte le persone che incontra perché soffre di una
gravissima forma di amnesia. La frase che dice ci lascia assolutamente
senza fiato:
“Scrivo che ti ho vista, perché domani mi sarò
certamente dimenticata di te.”
La mente umana è qui confusa, drogata da farmaci, drogata
da illusioni, drogata da delle vane speranze che permettono
al disperato di andare avanti, ma alla fine quando la realtà
incombe nulla pare poter salvare quelle anime che se ne vanno
via risucchiate dalla loro stessa disperazione (sarà
stato veramente il Fantasma di Boogiebop a portarli via o
sono semplicemente stati loro stessi ad andarsene rifiutando
il mondo reale che li circondava?). Un po' come in Serial
Experiments Lain, in Boogiebop Phantom, la realtà viene
spesso confusa con la finzione solo che qui il reale è
veramente reale, ma viene deformato da una “finzione
di comodo” dai personaggi deviati o dalla pazzia o dal
dolore atroce che provano.
Un esempio lampante di questo concetto lo abbiamo con il ragazzo
che adorava passare giornate intere davanti ad un gioco di
appuntamenti su computer (uno dei generi di giochi elettronici,
assieme ai giochi di ruolo, che riscuote maggior successo
in Sol Levante). Quando il giovane incontra una ragazzina
più piccola di lui che desidera lavorare nella stessa
tavola calda dove lavora lui, egli le copre le spalle e dice
al suo capo che frequenta il liceo, mentre invece è
una studentessa delle medie. La ragazza lo ringrazia e diventa
carina con lui, ma non perché questa provi qualcosa
nei suoi confronti, quanto perché vorrebbe sdebitarsi
per la sua gentilezza. La percezione del giovane, però,
sarà alterata, per l'appunto dalla “finzione
di comodo” ed egli penserà di poter trasformare
la giovane in una donna “virtuale” pronta a soddisfare
qualsiasi suo capriccio. Il comportamento strano del giovane
farà sì che venga licenziato sul posto di lavoro.
Contemporaneamente la droga che stava assumendo termina ed
egli ha una crisi di astinenza tremenda che lo fa collassare.
La paura, il terrore e l'angoscia qui sono di ordine più
che altro psicologico e mentale ed è per questo che
Boogiebop Phantom, trattando in maniera quasi globale temi
così diversi, ma allo stesso tempo così legati
tra di loro, si è guadagnato di diritto l'appartenenza
alla categoria degli Anime di tipo sperimentale.
Come avevamo accennato prima di iniziare a parlare di Boogiebop
Phantom e di Serial Experiments Lain, le sotto tipologie di
Anime di tipo sperimentale sono principalmente due. Vediamo
insieme la seconda che sfocia nella demenzialità. Fin
da sempre nelle TV giapponesi, abbiamo avuto esempi di “demenzialità”
occasionale. Chi si ricorda, ad esempio, Mai dire Banzai,
saprà benissimo ciò di cui stiamo parlando.
Il demenziale si distingue dal comico semplicemente per il
fatto che non ha assolutamente nessuna logica. Prima di Excel
Saga, però, tutti i cartoni animati o fumetti nipponici
non avevano mai posto in primo piano l'elemento del demenziale
sul resto. Potevano esistere, sì, delle occasioni demenziali
in una serie televisiva, ma erano eventi sporadici e comunque
sempre in secondo piano rispetto alla trama che era principalmente
di tipo comico.
Excel Saga, però, mise fine a questa “imposizione”
e rivoluzionò il concetto secondo il quale il demenziale
era da utilizzare solo in rare occasioni. In questo modo,
quindi, la sperimentazione consisteva nel mettere in primo
piano proprio quella demenzialità a lungo assoggettata
alla trama e farla diventare, così, l'unica protagonista
delle vicende. Nel caso specifico la storia (o per meglio
dire... la non storia?) di Excel Saga narra di due ragazze
di nome Excel ed Hyatt al servizio di uno strano signore dall'insolito
nome de Il Palazzo che loro salutano sempre alzando la mano
e gridando a squarciagola (beh... Hyatt non ce la farà
mai a urlare per le ragioni che diremo in seguito): “Heil!
Il Palazzo!”
Il loro compito è quello di aiutare Il Palazzo, un
misterioso figuro, nella conquista del mondo... conquista
del mondo che passa per i piani più astrusi ed insensati
e che si perpetua in tutte le puntate. Accanto ad Hyatt e
Excel, abbiamo altri personaggi sempre strambi e senza alcun
senso come Pedro, immigrato morto in Giappone nel disperato
tentativo di mandare i soldi a sua moglie e a suo figlio.
La sua anima, incollata al mondo terreno, vagherà in
un limbo fino a che l'uomo scoprirà che la moglie,
nel frattempo non solo si era completamente dimenticata di
lei, ma era persino rimasta incinta del suo nuovo amante,
un ricco signorotto. Che cosa centra tutto questo con la conquista
del mondo de Il Palazzo?
Assolutamente nulla, è la nostra risposta.
O meglio... qualche collegamento c'è alla trama principale,
ma è talmente insensato da rendere ancora più
insensata questa già insensata serie televisiva. Excel
Saga introduce anche un'altra tipologia di ironia, quasi mai
presa in considerazione dalla produzione di anime globale,
ovvero quella della satira dei cartoni animati giapponesi.
I riferimenti maggiori li abbiamo con serie estremamente famose
come Ken Shiro, Dragon Ball, Sailor Moon, Gundam e i Pokemon
(quest'ultimo è il riferimento più grande in
quanto i Pucchuu, parodie dei Pokemon ed esseri, per l'appunto
molto “pucci” che diventano assolutamente orripilanti
se vengono colpiti da qualcosa, sono sempre presenti nella
versione animata!), però non vengono disegnati anche
anime di minore riscontro. La satira maggiore, comunque, la
si ha quando Excel Saga prende di mira interi generi di animazione
nipponica... proprio gli stessi generi che abbiamo già
descritto, compresi gli yaoi e gli shonen ai (cartoni animati
e fumetti di omosessuali maschi).
Vengono lanciati anche dei messaggi di critica attraverso,
per esempio, il concetto di commercio illegale di Cell (abbiamo
già spiegato in questo compendio che cosa sono le cell.
Chiediamo cortesemente di fare riferimento a questo stesso
documento per ulteriori informazioni in merito) “copiati”.
La puntata di riferimento è quella in cui il figlio
di Pedro è costretto a fare delle copie di Cell per
guadagnare qualche soldo in più.
Sebbene il sottotitolo di questo cartone animato riporti la
dicitura di “Animazione Sperimentale Insensata”,
le innovazioni dal questo punto di vista sono praticamente
nulle. La decostruzione è operata principalmente su
tutti quegli impianti ritenuti assolutamente intoccabili nei
cartoni animati del Sol Levante. Il primo di questi topos
è quello secondo il quale il protagonista debba rappresentare
in qualche modo il bene: Excel fa parte, invece, di un'organizzazione
che ci viene presentata immediatamente, se pur in forma assolutamente
sconclusionata, come malvagia in quanto mira al potere e alla
supremazia totale. Nonostante tutto questo, però, Excel,
a parte alcune scene in cui tenterà di uccidere l'autore
del cartone animato stesso, ci sembrerà una persona
molto positiva, gioviale e scherzosa. L'altro topos considerato
inviolabile è quello dell'immortalità del protagonista.
In alcuni casi, comunque, il protagonista poteva morire, ma
questo accadeva unicamente alla fine della serie animata (l'esempio
più lampante ed emblematico lo abbiamo con lo splendido
Cowboy Beebop).
A questo punto diciamo subito che Excel perde la vita proprio
durante i primi minuti del primissimo episodio, investita
da un mezzo di trasporto in transito per la strada che la
giovane aveva attraversato a cuor leggero senza vedere né
a destra né a sinistra. A nulla varrà l'intervento
tempestivo dei medici: Excel lascerà questo mondo nella
rabbia e nello scompiglio più totale:
“Come faccio a morire così se sono la protagonista
della storia?! Non è possibile!”
Per fortuna, poi, la giovane verrà resuscitata dalla
Grande Volontà del Grande Universo, un essere inquietante
che è rappresentato come un universo con un paio di
braccia di donna.
Emblematica è anche la scena iniziale del cartone animato
che vede Excel correre spensierata davanti alla sua scuola
facendo credere allo spettatore di essere di fronte ad un
cartone animato Shojo di ambientazione scolastica.
Altro personaggio assolutamente unico nel suo genere era Hyatt.
La giovane, trovata all'interno di una navicella di Pucchuu,
è molto strana e finisce con il morire di tisi ogni
puntata. Dopo che il suo cuore è rimasto fermo per
alcune ore, però, ricomincia a battere suscitando quasi
sempre lo sgomento di medici o di persone lì attorno.
Quando, però, Hyatt torna in vita, ha una energia minima
che le consente a malapena di camminare e di parlare.
Tra le altre cose abbiamo delle scene ricorrenti che ci risultano
certamente inspiegabili, come ad esempio, il rifiuto categorico
di Nabeshin (altro personaggio di Excel Saga) di mangiare
la minestrina inseguito puntualmente da una giovane che lo
insegue urlandogli:
“La minestrina!”
Nonostante il discreto successo di questo cartone animato
in Giappone, non ci sono stati dei veri e propri eredi, ma
comunque è innegabile che in molti abbiano preso spunto,
se pur in forma minima, dalle gesta insensate di Excel e di
Hyatt.
L'anime che certamente si è avvicinato di più
ad Excel Saga è stato Il Quartiere di Magia di Abenobashi,
pubblicato, localizzato e distribuito anche qui in Italia.
Non si tratta, vi avvertiamo di un cartone animato altamente
sperimentale come quelli che abbiamo citato sino ad ora, ma
comunque, ha saputo stare all'avanguardia pur conservando
i suoi grandissimi difetti, primo tra tutti la ridondanza
di un filo narrativo che tende ad essere troppo monotono per
una serie che dovrebbe irrompere da qualsiasi canone e senso
di logica comune.
Il Quartiere di Magia di Abenobashi, di fatti, presenta una
trama ben precisa, ma il modo in cui viene sviluppata è
assolutamente unico.
E' indubbio che ci troviamo di fronte ad un passo all'indietro
nei confronti della sperimentazione, ma allo stesso tempo
non possiamo esimerci nell'analizzare i punti in comune che
ci sono tra Excel Saga e questo titolo.
Il primo tra tutti risiede nella struttura stessa del cartone
animato che viene spiegata dalla vicenda entro la quale i
due protagonisti si muovono. I due ragazzini, di fatti, vivono
in un quartiere residenziale che esiste veramente in Giappone
chiamato Abenobashi. La loro vita, la loro splendida infanzia
piena di giochi (sono amici per la pelle nonostante siano
maschio e femmina), viene improvvisamente distrutta e rovinata
da una notizia a dir poco devastante. L'intero quartiere di
Abenobashi, ritenuto troppo vecchio, verrà completamente
sfollato per poter effettuare così dei lavori di ristrutturazione.
Ovviamente sia la famiglia del bambino che quella della bambina
dovranno andarsene e quindi i due saranno separati per sempre.
Rifiutandosi categoricamente di sottostare al volere del destino,
i due daranno vita ad una specie di magia che gli consentirà
di creare, di volta in volta, un quartiere di Abenobashi nuovo
e nato dalla loro stessa immaginazione (molto spesso implicita).
Dato che i mondi paralleli risultano essere troppo bizzarri,
i giovani tentano disperatamente di tornare alla loro realtà,
ma fino a che nel loro cuore ci sarà il dubbio e il
volere recondito di non separarsi, il loro viaggio non avrà
fine e saranno bloccati irrimediabilmente in quel vortice
mistico per tutta l'eternità. Come possiamo notare
immediatamente, la storia che sta alla base di questo cartone
animato non solo è ben strutturata, ma non è
nemmeno di tipo “comico” o di commedia in quanto
i mondi dei giovani sono generati dal rifiuto di provare dolore
nel mondo reale. Insomma... è la fantasia qui, che
stacca con ciò che di tangibile ci circonda. Non più,
quindi, il Wired o le droghe, ma semplicemente l'immaginazione
di un bambino, l'unica arma che ha a disposizione per poter
“comandare” una verità che sovente non
gli aggrada. In condizioni normali la presenza stessa di una
trama così complessa e gradevole sarebbe un bene, ma
qui, invece appare solo una limitazione alla sperimentazione
della quale Il quartiere di Magia di Abenobashi vuole farsi
portavoce. La sperimentazione, quindi è unicamente
parziale perché alla fine di ciascun insensato episodio
si ritorna alla trama ed il tono si fa estremamente serio
(il finale, di fatti, serve alla regia per creare una certa
introspezione nei personaggi). Di buono c'è che anche
qui il Bene ed il Male non sono trattati in compartimenti
stagni, anzi... oseremmo dire che non sono trattati per nulla
in quanto gli unici due protagonisti sono semplicemente dei
ragazzini con tutti i loro pregi ed i loro difetti.
Il quartiere di Magia di Abenobashi condivide con Excel Saga
il fatto stesso di presentare degli episodi auto conclusivi
che ci permettono di esplorare dei mondi completamente diversi.
Il punto più grande in comune, comunque, è quello
che risiede nella forma parodica dei generi già descritti
in questo compendio, generi che, però, in tal caso,
sfociano anche nella cinematografia. Dal punto di vista grafico,
la sperimentazione è estremamente leggera. Geniali
alcune scelte stilistiche, ma a parte questo, i due protagonisti
ci appaiono subito poco caratterizzati, anzi, per meglio dire...
troppo poco caratterizzati. Se pensiamo a Lain, la protagonista
di quel cartone non possedeva dei segni particolari, dato
che era solo una studentessa delle medie, però, se
ci si ferma ad osservarla bene, di lei ci ricorderemo certamente
il suo ciuffo raccolto in un laccio a forma di X. E' solo
un piccolissimo segno distintivo, ma serve per rendere la
giovane, Lain e non una ragazza come tutte le altre.
In Abenobashi, invece, sia il ragazzo che
soprattutto la ragazza, sono stati realizzati forse troppo
distrattamente. Appare davvero impensabile che una protagonista
indossi un paio di zoccoli di legno ed un vestito intero bianco
con gonna per tutto il tempo! Il connubio tra sperimentazione
e regole tradizionali (trama e filo conduttore dell'intera
vicenda) hanno certamente limitato più il demenziale
che il normale, però il prodotto che derivò
di questa produzione fu piuttosto apprezzato anche se lungamente
dibattuto. Altro esempio di sperimentazione davvero molto
limitata lo abbiamo avuto con il cartone animato shojo conosciuto
qui in Italia con il titolo de Le situazioni di Lui e di Lei,
per altro recensito tra le pagine del nostro sito, per cui
vi invitiamo a fare riferimento alle nostre fonti per avere
ulteriori informazioni al riguardo.
Le situazioni di Lui e di Lei era un timido tentativo di unire
lo studio della psiche umana, già intrapreso coraggiosamente
in Neon Genesis Evangelion con il genere dello shojo. Ne è
risultato, però, un prodotto che non ha convinto né
pienamente il pubblico femminile che forse si aspettava un
fumetto più classico, né tanto meno il pubblico
maschile che con ogni probabilità non si sarà
nemmeno avvicinato a questo titolo reputandolo (giustamente)
troppo rosa.
Dunque, pensare che la sperimentazione sia sinonimo di qualità
è sbagliato e a riprova di ciò ci sarebbero
una marea di titoli che avevano avuto questo intento e non
ci sono riusciti.
Tra le altre cose va sottolineato che gli Anime di tipo sperimentale
sono già di per se' soggetti ad una pesantissima critica
in quanto stravolgono completamente dei canoni ormai ritenuti
validi ed accettati in tutto il mondo (li abbiamo già
visti in precedenza).
Tutti i fumetti ed i cartoni animati che abbiamo citato in
questa sezione (tranne forse gli ultimi due) sono indubbiamente
delle perle e dei piccoli capolavori dell'animazione giapponese,
ciò nonostante va detto che nessuno di questi ha riscosso
un grande successo all'uscita, anzi... possiamo dire con assoluta
certezza che tutti questi titoli sono passati enormemente
in sordina per poi acquistare popolarità in un secondo
momento (in alcuni casi, come, ad esempio, in Excel Saga).
Unica eccezione, forse, a questa regola, l'abbiamo avuta con
F L C L anche conosciuto con il simpatico nome di Fu Ri Ku
Ri.
F L C L applica una formula di tipo sperimentale demenziale,
ma, a differenza di Excel Saga, tenta di farlo in “tutto
tondo” comprendendo anche il settore dell'animazione
e del disegno nella sperimentazione del progetto.
Anche qui ci troviamo di fronte ad una storia che non è
una vera e propria storia e con dei personaggi che appaiono
furtivamente senza sapere chi siano in realtà (stiamo
parlando, tanto per dirne una, della ragazza che gira sempre
in moto).
Viene offerto un background molto limitato solo del protagonista
e della sua amica, ma per il resto tutto viene lasciato al
caso lasciando che sia lo spettatore a prendere delle decisioni
o a raggiungere delle conclusioni. Tentare di comprendere
F L C L sarebbe come farsi del male.
Il cartone animato in questione, di fatti, non mira a raggiungere
una morale come accadeva nel Quartiere di Magia di Abenobashi
e, forse, in parte anche in Boogiebop Phantom, quanto semplicemente
a mostrare ciò a cui l'animazione giapponese poteva
aspirare in futuro. Ed è proprio questo punto, forse,
che è al contempo la parte forte, ma anche quella più
debole dell'intero anime.
E' vero: ci troviamo di fronte ad un character design e ad
una animazione che hanno davvero dell'incredibile; nonostante
anche F L C L abbia ormai la sua “età”
non risente assolutamente del tempo che passa perché
fin da subito questo titolo apparve agli occhi di tutti come
un cartone animato d'avanguardia soprattutto sul lato grafico
e tecnico. Il problema è che F L C L mette troppo in
primo piano l'aspetto di sperimentazione grafica tanto che
la storia viene posta in una posizione non soltanto secondaria,
ma quasi “servile” rispetto a quella che occupa
la parte “artistica”. In tal senso, quindi F L
C L, ad una attenta ed analitica critica ci appare molto di
più un mero esercizio stilistico che un vero e proprio
anime di tipo sperimentale. Più volte, tra l'altro,
è lo studio di animazione presso il quale F L C L era
stato prodotto ha dichiarato in forma abbastanza esplicita
che quel titolo era una sorta di “biglietto da visita”
per mostrare a tutti le vere potenzialità dello studio
in questione. A comprovare tutto ciò c'è anche
il fatto stesso che F L C L è, con ogni probabilità,
l'anime di tipo sperimentale più corto di tutti annoverando
meno di cinque episodi.
Attratti forse dalla spettacolarità delle immagini,
delle musiche e dei colori, il pubblico ha però apprezzato
moltissimo questo cartone animato il quale, paradossalmente,
ha riscosso maggiore successo di un Serial Experiments Lain.
Cosa ci resta, però, di F L C L?
A parte le animazioni fluide e la realizzazione tecnica ancora
oggi del tutto impeccabile... assolutamente nulla. Sperimentazione,
comunque, vuole dire anche questo, ovvero provare ciò
che gli atri non avevano mai tentato fino a quel momento.
In questo momento il panorama dedicato a questo genere non
è in particolare fermento e sono davvero pochissimi
i titoli ad offrire delle forme limitate di sperimentazione.
Investire su un progetto del genere non è mai semplice
proprio per le ragioni che abbiamo citato, ma ricordiamo che
questa tipologia di anime sta diventando sempre di più
una realtà di spessore che serve agli autori per rinnovare
gli stili, le sceneggiature e tutti gli altri aspetti di un
cartone animato. Se per caso questo genere dovesse in qualche
modo “bloccarsi” assisteremmo, purtroppo, a dei
pesanti passi all'indietro in una pericolosa regressione anacronistica
dell'evoluzione messa in atto da quei personaggi così
assurdi da sembrarci allo stesso tempo insensati, ma anche
così dannatamente reali.