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Curiosità sugli Anime Drama - Definizione del genere Drama







Anime Drama


Tra tutti i generi esistenti, gli Anime Drama possono essere catalogati tra i più particolari assieme, forse agli anime di tipo Sperimentale. Va detto che le categorie dei cartoni animati nipponici non sempre corrispondono alle nostre. Per esempio, il genere della commedia può coesistere tranquillamente sia nello Shojo che nello Shonen. Detto questo possiamo introdurre tranquillamente il genere dell'Anime Drama che, sebbene sia accomunato dal fatto che le sue storie sono sovente di tipo drammatico, viene chiamato tale non tanto per la malinconia e la tristezza che spesso aleggia nelle serie che esso propone, quanto, piuttosto per il fatto che ciascuna vicenda di un Anime Drama si basa su un Master Piece, ovvero su un'Opera d'arte legata alla letteratura mondiale (la maggior parte dei titoli, comunque, è ispirata ai classici della letteratura occidentale, in special modo quella americana ed inglese). Ciò che ne deriva è una rivisitazione davvero interessante, in chiave animata, di libri che altrimenti i giovani di oggi non avrebbero mai sfogliato. Grazie all'opera dei cartoni animati orientali, quindi, i bambini ed i ragazzini possono seguire le vicende, per esempio, di Pollyanna, dei Fratelli del camino e di moltissime altre personalità che sono rimaste nella storia della letteratura. Come per tutte le cose, anche il genere dell'Anime Drama ha avuto un inizio ufficiale. Il primo cartone animato di questo genere è stato Heidi anche, se, occorre dirlo, non si trattava di un anime “puro” in quanto la pellicola era nata da una collaborazione con uno studio di animazione tedesco e quindi la produzione era essenzialmente nippo-germanica.
Nonostante tutto, però, la serie venne largamente apprezzata (anche in questo caso forse in misura maggiore in Italia che in Giappone) e questo sostanzialmente per due fattori: il primo era legato alla qualità delle animazioni e dei disegni (per quel periodo erano piuttosto buone), mentre il secondo era legato alla fedeltà del testo originale. I personaggi, di fatti, non erano troppo stravolti e conservavano tutte le loro caratteristiche: il nonno Tobia era burbero, ma aveva il cuore d'oro, la protagonista, Heidi, era una bambina allegra e gioviale, Peter era un bambino buono e generoso, mentre Clara era una ragazzina spesso triste e malinconica. Il cartone animato proponeva delle piccole vicende completamente inventate, più che altro per rendere la serie sufficientemente lunga ed interessante per un pubblico di giovani, però esse erano sempre in linea con lo stile e con l'atmosfera del romanzo originale.
Parlando di stile grafico, va appuntata una cosa davvero molto particolare ed interessante che forse già molti di voi avrà già notato: ciascun anime Drama che si rispetti ha un character design (tipo di disegno dei personaggi) quasi standardizzato, uguale o comunque simile in qualsiasi produzione che ricorda un po' quello del famoso ed acclamato Miyazaki, artista, regista e creatore di opere d'arte in movimento quali, ad esempio, la Città Incantata oppure il Castello Errante di Howl. Non conosciamo bene la ragione di questa scelta, ma sappiamo che è stata da sempre una sorta di biglietto da visita per un Anime Drama.

Oltre ad Heidi, a spadroneggiare nel panorama nipponico degli anni settanta ed ottanta, c'era il grandioso ed indimenticabile Remì senza Famiglia. Anche Remì riprendeva di pari passo le pagine del libro originale, ma anche in tal caso, erano aggiunte delle puntate in cui si narravano delle vicende auto conclusive. Di Remì occorrerebbe fare un discorso a parte in quanto è stato l'unico caso tra tutti gli Anime Drama di “remake” o, per meglio dire “revisione” in quanto, a distanza di circa venti anni, uno studio di animazione ha deciso di riprendere le avventure di questo ragazzino a raccontarle in una chiave completamente diversa (per ulteriori informazioni in merito fate riferimento sempre e solo alla sezione apposita presente nel nostro sito!). Anche in tal caso, però, lo stile grafico tipico di questa tipologia di cartoni animati giapponesi, è stato mantenuto anche se si è preferito dare un “tocco” di modernità aggiungendo colori brillanti e personalizzando, se pur lievemente, il tratto. Il risultato non è stato eccelso, forse perché da sempre il popolo nipponico, che, tra l'altro, si è sempre dimostrato poco interessato a questo tipo di titoli, vedeva un Anime Drama come un prodotto essenzialmente unico ed irripetibile.

Remì, tra le altre cose, poneva una sorta di delimitatore simbolico tra i due diversi generi di animazione da Master Piece: da un lato, di fatti, abbiamo gli Anime Drama contenenti bambine (o bambini in casi estremamente più rari) allegri e gioviali che devono affrontare difficoltà abbastanza limitate (anche se a volte molto dolorose, tipo la morte di qualche parente) armate unicamente della loro fantasia e della loro serenità interiore. Questa tipologia di anime da Master Piece è la meno drammatica di tutte e ci da la possibilità di assistere a scene anche parecchio divertenti e spensierate. L'altra tipologia del Master Piece, invece, vede come protagonisti dei bambini (o bambine in casi ancora più unici!), spesso orfani, che sono costretti a vivere lontano dalle loro case, dalle loro famiglie, per lungo tempo (anche tutta la vita). La loro avventura verso l'ignoto è talmente lunga e dolorosa che finisce per gettarli nella disperazione più cupa. A salvarli non è stavolta la serenità interiore, ma la loro stessa volontà (notoriamente di ferro) o l'intervento esterno di persone buone e gentili pronte ad aiutarli quando possibile. L'atmosfera che si respira in questo tipo di Anime Drama è talmente pesante, drammatica ed angosciante, che a volte la visione di questi cartoni animati che pure sono destinati ad un pubblico di giovanissimi, è stata sconsigliata ai più piccoli proprio per i cruenti temi trattati. Non sempre, comunque, gli Anime Master Piece avevano come protagonista principale un bambino o una bambina. In alcune, se pur molto rare, occasioni, di fatti, c'era un adulto a tessere le trame dell'intera vicenda. L'esempio più lampante che possiamo fare è quello del cartone animato intitolato qui in Italia “Cantiamo Insieme” ed ispirato alla storia “Tutti insieme appassionatamente”, storia che, per altro ha ispirato non solo un anime nipponico, ma anche un musical, un film e delle fiction.

“Cantiamo Insieme” vedeva come protagonista assoluta Maria, una ragazza che veniva dalle montagne e che desiderava ardentemente di diventare una suora. Poiché il suo comportamento era troppo chiassoso per adattarsi bene alla vita di un convento (o monastero) le venne dato l'incarico di tutrice e insegnante della numerosa famiglia Von Trapp, un nucleo che comprendeva molti figli. Il barone Von Trapp ha dovuto mantenere tutta la sua prole con grandi difficoltà dato che la moglie era morta. Naturalmente all'inizio la vita per Maria sarà tutt'altro che semplice visto e considerato che i bambini non vorranno assolutamente ascoltarla, ma poi la giovane si farà accettare e alla fine si innamorerà del barone, rinunciando, così, alla carica di suora.
E' interessante notare come il setting iniziale delle vicende degli Anime Master Piece inizino, nella stragrande maggioranza dei casi, presso le montagne o comunque in una zona di tipo rurale (campagna). Esistono novelle e racconti che sono ambientati fin dall'inizio in una città (vedi Oliver Twist), ma non sono mai stati scelti per una trasposizione animata. Che si tratti forse di una coincidenza? La purezza di spirito del protagonista o della protagonista forse era in qualche modo influenzata dalla maestosità della natura che infondeva in questi personaggi una grande vitalità, una passione, una forza interiore tali che non conoscevano paragoni. In effetti, se ci si pensa bene, nella cultura nipponica spesso l'ambiente circostante influenzava irrimediabilmente la persona che vi ci abitava. Chi trascorreva la sua vita tra le montagne o nelle campagne, ad esempio, era puro di cuore e godeva di un carattere spontaneo o sostanzialmente vivace e questo esempio lo possiamo trovare non solo negli Anime Master Piece, ma anche in moltissimi altri cartoni animati, fumetti e persino videogiochi. Prendiamo un gioco di ruolo molto famoso in oriente intitolato Tales of Destiny: il protagonista, che proviene dalla campagna, si dimostra immediatamente come un giovane abbastanza stupidotto, ma dal cuore d'oro. L'ingenuità legata all'ambiente è stata un topos importante anche per noi italiani che ci siamo appassionati a storie sulla falsa riga de: “Il ragazzo venuto dalla campagna”.

A parte questa piccola digressione sull'influenza dell'ambiente, c'è da dire che gli Anime di Master Piece, nonostante non abbiano mai goduto di grande popolarità in Sol Levante, sono sempre stati contraddistinti (chi più, chi meno, si intende) per la loro altissima qualità grafica, in special modo per quanto concerne le animazioni. Prendiamo, ad esempio, Il cielo Azzurro di Romeo, traduzione letterale de “Romeo no Aoi Sora”, conosciuto qui in Italia con il titolo di Spicchi di cielo tra baffi di fumo e recensito nel nostro sito (per ulteriori informazioni in merito vi chiediamo di fare sempre e solo riferimento alla nostra pagina principale!): nonostante l'età ancora oggi ha molto da insegnare in quanto a qualità tecnica. Tra le altre cose Spicchi di cielo tra baffi di fumo introduceva uno di quei rari esempi di protagonista maschile dal carattere più vicino a quello di un'eroina dei Master Piece piuttosto che a quello di un Remì. Romeo viene anch'egli dalla montagna, ma a differenza di Remì che si mostra sempre malinconico, se pur gentile, Romeo sprizza vitalità da ogni poro e conserva inalterata la purezza del suo cuore. Sarà sempre grazie a questa sua straordinaria purezza che il giovane si venderà (nel vero senso della parola!) ad un mercante di bambini, per permettere a suo padre di curarsi gli occhi danneggiati durante un incendio doloso. Il compito del protagonista sarà quello di recarsi a Milano (proprio così! Il cartone animato è ambientato qui in Italia!) per poter diventare uno spazzacamino come previsto dal contratto che egli stesso aveva firmato con una misera X giacché non era capace di leggere né di scrivere. Il ragazzo verrà comprato da un ubriacone e separato da un suo amico che aveva conosciuto proprio durante il viaggio con il mercante di bambini, ovvero Alfredo. Alfredo finirà con un padrone ben più crudele e spietato che lo userà non solo per il lavoro di spazzacamino, ma anche per pulire casa, rassettare e quant'altro.

Il destino, però, saprà essere generoso e donerà ai due la possibilità di riavvicinarsi e formare, così, l'unione dei “Fratelli del Camino”. Fino ad ora i ragazzi che erano stati venduti per quel lavoro a Milano non erano mai riusciti a far ritorno a casa proprio perché non erano stati capaci di unire le loro forze per il bene e l'interesse comune. I “Fratelli del Camino” (da cui proviene anche il titolo del libro originale che, ricordiamo, è di origine tedesca) avevano il compito di lottare e di resistere fino al ritorno alle loro abitazioni.

Scopriremo poi che Alfredo non è un semplice spazzacamino, ma è di origine nobile; egli vuole ritrovare la sua bellissima sorella Bianca e dimostrare la sua appartenenza alla casata importante mostrando un sigillo. La trama originale si presentava davvero molto variegata e venne immediatamente adoperata per la produzione di questo cartone animato davvero epocale. Tanti elementi, di fatti, entravano in questo titolo e si coadiuvavano in un armonioso insieme: la vicenda dolorosa e struggente del giovane costretto a lasciare la sua casa e la sua famiglia in un viaggio pauroso verso l'ignoto, la sofferenza della povertà, le umiliazioni da subire, ma allo stesso tempo le amicizie conquistate con la fiducia e l'affetto e persino una piccola grande avventura “a corte”. Il risultato di questo materiale di base è stato un cartone animato altamente poliedrico e gradevole che riusciva ad innalzarsi su tutti quei Anime da Master Piece che narravano prevalentemente di fanciulle alle prese con piccoli grandi drammi quotidiani, come, ad esempio, Pollyanna oppure Anna dai Capelli Rossi o ancora Papà Gambalunga. La produzione degli Anime da Master Piece è sempre stata piuttosto limitata e quindi abbiamo avuto periodi in cui non se ne poteva trovare nemmeno uno in giro. L'ultimo titolo appartenente a questo genere uscito è proprio del 2007 ed è intitolato: “Les Miserables – Shoujo Cosette”. Ovviamente, per chi non lo avesse ancora capito, il cartone animato in questione è deliberatamente tratto dal libro “I Miserabili”. Questa produzione segna, forse, dal punto di vista prettamente tecnico e grafico, una sorta di “novità”. Il character design utilizzato è piuttosto diverso da quello usato comunemente dagli Anime di Master Piece; sebbene conservi ancora qualche tratto classicheggiante, le linee, i colori e gli sfondi ci fanno capire chiaramente di stare di fronte ad una produzione a noi contemporanea.

Tra le altre cose Les Miserables – Shoujo Cosette (potremmo tradurre questo titolo con: I Miserabili – La ragazza Cosette), opera una sorta di revisione molto parziale del romanzo originale. Pocihé il pubblico che guarda solitamente gli Anime di Master Piece è abituato a trovarsi di fronte un protagonista o una protagonista giovane o, in alcuni casi, persino una bambina, sarebbe stato forse deleterio per la produzione lasciare come protagonista Jean Valjean il quale, per chi non lo sapesse, è un uomo di mezza età. Così si è pensato di dare maggiore importanza al punto di vista di uno dei personaggi più importanti del libro assieme a quello di Jean Valjean, è ovvio, ovvero Cosette, la piccola Cosette lasciata in balia di una famiglia di approfittatori, meschini e arrampicatori sociali che sono pronti a tutto pur di raggiungere i loro scopi (tutti legati al fare soldi, è ovvio). A parte l'inizio in cui la povera Cosette sarà costretta a fare dei lavori umili, il resto della sua esistenza sarà simile a quella di Remì, trasportata qua e là dal suo tutore e ormai padre Jean Valjean. In effetti, se ci si pensa bene, la produzione letteraria che è stata scelta appositamente per questo genere di Anime, non presenta storie difficili legate a personaggi femminili. Pollyanna, benché gli fossero morti entrambi i genitori, avrà modo di rifarsi una vita in una bella villetta in campagna, Anna è un'orfana, ma fin dalla prima puntata verrà adottata da una coppia un po' in là con l'età che, però, inizialmente tenderanno a non accettarla per via del fatto che loro volevano un maschio (si sarebbe dovuto occupare dei lavori più faticosi assieme al padre), analogamente anche l'eroina di Papà Gambalunga si troverà immediatamente catapultata in una delle scuole più ridenti e in voga dell'epoca... un ottimo trampolino di lancio per la sua grande passione, ovvero la scrittura.

L'unica grande ed emblematica eccezione a questa regola è certamente rappresentata dal cartone animato di Lovely Sara. In questo titolo la piccola Sara, figlia di un commerciante, verrà lasciata in un istituto per bambine per bene in Inghilterra. Mentre il padre è via, all'estero, a lavorare (più precisamente in India), Sara dovrà impegnarsi al massimo per studiare e diventare sempre più brava. Il problema è che ad un certo punto il padre morirà in un incidente e lascerà alle sue spalle soltanto una marea di debiti poiché nelle cave che egli aveva acquistato, investendo praticamente quasi tutto il suo denaro, non era stato trovato nemmeno un gioiello. A questo punto la proprietaria della scuola penserà bene di trasformare la piccola Sara da studentessa modello a sguattera per far sì che i conti non andassero in difetto. La nostra eroina, quindi, sarà praticamente costretta a vivere giornate d'inferno, ma grazie alla sua purezza e alla sua gentilezza riuscirà ad ottenere di nuovo la sua precedente vita (come nelle migliore delle tradizioni arriva un aiuto esterno che le permetterà di rivalersi nella sua dignità e nel suo stesso orgoglio).

L'universo da esplorare è ancora molto vasto e la letteratura mondiale conserva ancora delle perle grandiose pronte per essere trasposte in cartone animato o in fumetto. L'unica cosa che ci possiamo augurare da questo particolare genere è che riesca a fare breccia anche nel cuore del popolo nipponico, forse un po' troppo radicato nelle proprie tradizioni. Ci auguriamo, altresì, che questa tipologia compia un percorso in un certo qual modo evolutivo non solo da un punto di vista prettamente grafico, ma anche da un punto di vista legato alla scelta della storia da rappresentare. Fino ad ora, infatti, gli Anime da Master Piece hanno pescato tra la letteratura per giovani, ma forse qualcosa si sta già muovendo con “Les Miserables – Shoujo Cosette” che fa riferimento ad un libro sostanzialmente da adulti (non per via di violenza o di sesso, quanto per il fatto che è un libro molto difficile da seguire e da comprendere). Forse il futuro degli Anime da Master Piece sarà proprio questo qui e ci riserverà trasposizioni di opere più mature e più complesse che forse saranno capaci di attrarre un bacino di utenza maggiore (giacché, ci crediate o no, questo genere di cartone animato è stato seguito più da un pubblico di ragazzi che da un pubblico composto da dei bambini).



























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