Il lungometraggio, della durata di 95 minuti, è stato
realizzato dallo studio Bones, che annovera tra i suoi membri
alcuni tra i più importanti esponenti della Sunrise
che, bisognosi di una maggior libertà espressiva, hanno
deciso di distaccarsene. Non è un mistero che fra i
componenti vi siano coloro che hanno realizzato la fortunata
serie di Cowboy Bebop (di cui, si spera, presto verrà
terminato il film, sulla cui trama le voci sono contrastanti…).
Nulla di trascendentale nella trama: ancora una volta, al
centro dell’attenzione è la mitica Dragon Armor
Escaflowne, ambita sia da Van, protagonista nel film come
nella serie, che da Folken. Per quanto i personaggi siano
gli stessi della serie, sembra mutato il rapporto che li lega,
considerando anche il fatto che la storia è slegata
dalle vicende narrate nella serie televisiva, anche per permettere
la visione a coloro che sono nuovi alle vicende di Gaea &
c. Stavolta Hitomi si ritrova nel regno di Gaia comparendo
all’interno dell’Escaflowne, venendo acclamata
come "The Goddess of Wings" (oppure Tsubasa no Kami:
l’importante è non tradurlo in italiano, visto
che "Dea delle Ali" non suona poi tanto bene…),
ovvero colei che può permettere alla sacra armatura
di risvegliarsi e procedere nella sua missione, ovvero la
distruzione di un mondo malato, torturato dalla malvagità
e dalle guerre.
Ben presto incontra Van, l’erede al trono, destinato
a vivere per combattere e a cercare la morte come liberazione
da un destino che non approva ma che non gli concede alternative.
Tra i due nasce un feeling quasi istantaneo, grazie alle loro
vite che, pur essendo totalmente diverse, finiscono con l’incontrarsi
nella sofferenza della solitudine coatta… Le differenze
con la serie? L’approfondimento introspettivo dei personaggi,
è naturalmente limitato e affrettato, ma non avrebbe
potuto essere altrimenti. Escaflowne è una saga fantasy,
e cercare di comprimere tutto in poco più di un’ora
e mezza… beh, sarebbe alquanto utopico. E, per fortuna,
sembra che nessuno abbia provato a farlo. Veniamo catapultati
nella storia mentre Van è già perfettamente
conscio della sua condizione; Hitomi è la ragazzina
timida, ma risoluta, di sempre e Falken nutre un astio decisamente
maggiore nei confronti del "fratellino". Dilandau
è perfido e sanguinario come sempre, anche se meno
propenso ad obbedire agli ordini del superiore. E Allen è
poco più che una comparsa.
La gattona, Merle, è un po’ più "cresciutella",
e i momenti più leggeri del film sono proprio legati
all’esuberante personaggio. Il chara dei personaggi,
naturalmente affidato a Nobuteru Yuki, è decisamente
superiore a quello della serie: il tratto è decisamente
più pulito (e simile, in alcuni frangenti, all’opera
di Okyura, chara design di produzioni come Ghost in the shell,
Perfect Blue e Spriggan) e i nasi sono stati ridotti a dimensioni
certamente più usuali. Le animazioni sono molto realistiche
e fluide, anche se, in un paio di brevi sequenze, la qualità
dell’animazione è addirittura agghiacciante:
mi riferisco alla sequenza nella quale Van "indossa"
la sua armatura robotica (urlando: PRENDI IL MIO SANGUE!!!)
e al grande combattimento tra l’Escaflowne e il guymelef
di Dilandau (resto comunque del parere che la miglior sequenza
di combattimento tra colossi appartenga al film finale di
Eva: lo scontro tra lo 02 guidato da una Asuka ormai fuori
di senno e gli Eva Series è realmente sbalorditivo).
Le musiche, curate da Yoko Kanno, sono, come di suo solito,
eccellenti. Ai brani scritti appositamente per il film, si
aggiunge il classico tema della serie, ovvero il brano "Dance
of curse". In definitiva un buon prodotto (lo si apprezza
meglio ad una seconda visione), impeccabile nella realizzazione
tecnica. Ma fisiologicamente inferiore alla serie. A quando
in Italia?