L'ultima categoria di questo compendio è dedicata a
uno dei generi cult dell'animazione giapponese, quello che
più ha avuto successo in passato e quello che ha saputo
modificarsi negli anni in una maniera ed in una forma davvero
notevoli. Inizialmente ci furono i robottoni.
E' così che moltissimi, alle prese con una trattazione
cronologica della storia degli anime nipponici, inizierebbero.
Questa affermazione non potrebbe essere più vicina
alla realtà dei fatti.
Durante gli anni settanta ed ottanta, di fatti, le reti locali
e quelle nazionali italiane trasmettevano praticamente quasi
solo cartoni animati di tipo robotico. Come abbiamo già
citato nell'altra sezione del compendio, da un lato le reti
televisive proponevano le maghette (Majokko) per le femmine,
mentre dall'altro mettevano in onda i famigerati robot per
i maschi.
Il risultato di questa scelta fu una sorta di divisione in
compartimenti stagni che vedeva i bambini giocare con i modellini
in plastica dei robot (tutti difficilmente trasformabili,
per altro. Chi non si ricorda la frustrazione nel trasformare
un camion in un robot e viceversa?) e le bambine con le bacchette
magiche. Pochissime erano le eccezioni a questa regola (Ken
Shiro in primis). Gli anime robotici erano trasmessi in così
grande misura che ormai l'opinione pubblica italiana di quel
tempo pensava (erroneamente) che l'intera produzione di anime
nipponici si occupasse di una serie indistinta di Daitarn,
Goldrake e Gundam.

*Mazinga *Daitarn
*Gundam *Goldrake
Inizialmente il genere robotico
non era poi così diverso da quello delle maghette.
Non vi allarmate, non stiamo dicendo che vedere un Mazinga
sia più o meno la stessa cosa che assistere ad una
puntata di Sally la maga! Più semplicemente, se analizziamo
entrambi i prodotti ci accorgeremo di quanto sia simile la
progressione strutturale di un singolo episodio a campione.
Facciamo un raffronto: l'inizio di un episodio del genere
Majokko mostrava immediatamente una problematica da risolvere
dopo una breve introduzione nella quale sostanzialmente non
accadeva assolutamente nulla di interessante. Analogamente
accadeva più o meno la stessa cosa in un cartone animato
robotico. Successivamente la regia imponeva che tale problema
fosse risolto grazie all'uso della magia che implicava sempre
o la trasformazione di oggetti o comunque di elementi esterni
oppure la trasformazione della protagonista stessa. Anche
negli anime di tipo robotico la risoluzione del problema poteva
avvenire unicamente attraverso l'uso del robot di turno che
aveva modo di modificare il suo aspetto (in alcuni casi) oppure
di usare abilità speciali (in quasi tutti i casi).
Più nello specifico, il topos di un cartone animato
robotico di vecchia data era più o meno sempre questo:
la terra vive serenamente ed in pace anche grazie all'intervento
di una società segreta o comunque particolare che funziona
per la salvaguardia del pianeta. Dall'altra parte, nella fazione
opposta, abbiamo, invece, degli alieni o comunque delle presenze
inquietanti che, utilizzando mostri giganti o creature bio
meccaniche fanno in modo di andare ad intaccare la pace che
regna sulla Terra. A questo punto, per scongiurare il pericolo,
viene fatto salire a bordo di un robot (o più robot)
un giovane (o più giovani) che dopo un combattimento
estenuante, utilizzando la stessa mossa, sconfiggerà
il nemico, debellerà il male e riporterà la
quiete. I topos sono sempre stati mantenuti intatti ed erano
segni distintivi di questi anime di tipo robotico, così
ricchi di inspiegabili scelte narrative e stilistiche.
Tra le altre cose occorre sottolineare come la produzione
degli anime robotici si possa dividere, in maniera forse un
po' troppo arbitraria e forzata, in due sotto categorie: nella
prima abbiamo i cartoni animati robotici nei quali c'è
solamente un protagonista, rigorosamente maschio, nell'altro
sotto genere abbia, invece o una coppia di personaggi, o un
trio, oppure un quintetto (generalmente avviene così).
Nella coppia abbiamo quasi sempre un maschio ed una femmina,
il trio, invece, può essere composto da due maschi
ed una femmina o da un solo maschio (il protagonista indiscusso)
e da due donne. Il quintetto, invece, viene presentato sempre
in maniera molto variegata, anche se, però, i personaggi
sono comunque estremamente standardizzati e stereotipati.
Nel quintetto, di fatti, abbiamo più o meno sempre
queste figure: il protagonista (rigorosamente maschio anche
in tal caso), l'amico del protagonista (spalla destra e ombra
dello stesso, a volte in competizione con quest'ultimo, ma
continuamente di poco più debole), la ragazza (solitamente
uno degli elementi più deboli del gruppo che eccelle,
però, in intelligenza ed in furbizia), il bambino o
comunque l'elemento giovane (l'elemento più debole
in assoluto, amico più o meno di tutti e colui il quale
cerca di tirare su il morale nelle situazioni più difficili)
ed infine il ciccione o comunque l'elemento più grasso
(viene solitamente dotato di armi devastanti e dalla potenza
massiccia. E', con ogni probabilità, l'elemento più
stupido di tutta la squadra – persino del bambino -
e si caccia spesso nei guai).
Alcuni elementi di questa squadra vengono ripresi anche laddove
il team non sia composto da cinque persone. Per esempio, la
donna è sempre la più presente specie quando
si tratta di inserire due robot anziché uno solo. Nel
momento in cui i robot sono solo due è altamente improbabile
che essi uniscano le loro forze, di fatti verranno sempre
lasciati separati come due unità ben distinte. Simbolica
è la caratterizzazione del robot messo a disposizione
alla donna dato che ne riprende alla perfezione le fattezze.
Così la macchina umanoide avrà dei fianchi larghi,
un volto femminile e... un seno! Quasi sempre, poi, il seno
viene utilizzato in battaglia dalla pilota come missile, anche
se non sortirà mai l'effetto sperato. Quando ci troviamo
davanti ad un trio, invece, nella stragrande maggioranza dei
casi abbiamo sempre la donna affiancata al protagonista e
l'amico grasso che utilizza un robot spesso di sua creazione
assolutamente antidiluviano (basta vedere come è stato
disegnato per capire!). Anche in tal caso gli elementi rimangono
ben separati (ci sono solo pochissime eccezioni a questa regola).
Gli unici cartoni animati di tipo robotico che offrono una
sorta di prima (o seconda) trasformazione del robot sono quelli
in cui il team è composto da cinque piloti. In tal
caso le trasformazioni del robot o dei robot possono essere
una sola o due. Nel caso ve ne siano due prima i robot scendono
in capo sotto forma di macchinari bellici comuni (tipo aerei
da guerra), poi, però, attraverso un moderno meccanismo,
sono capaci di trasformarsi in macchine umanoidi.
Anche grazie a questo espediente, però, il gruppo quasi
sempre non riesce a sconfiggere il nemico di turno e così
ricorre ad una seconda trasformazione: i robot si trasformano
ancora, ma stavolta in “pezzi” o per meglio dire
in “componenti” per un robot ancora più
grande. L'ultimo pezzo che viene posto nella trasformazione
è solitamente la testa, ovvero la plancia di comando,
dove, naturalmente, troviamo a dominare la scena il protagonista.
Nonostante i robot siano tutti quanti uniti, gli ordini, i
comandi e le azioni della macchina umanoide vengono intraprese
unicamente dal protagonista, mentre gli altri possono solo
limitarsi a dargli dei consigli, oppure sostenerlo moralmente.
Altra regola fondamentale imposta dai cartoni animati di tipo
robotico degli anni settanta ed ottanta è quella che
i robot, in presenza di più macchine belliche, non
possano essere mai scambiati. Non accadrà mai, ad esempio,
che un robot venga assegnato momentaneamente ad un'altra persona
e questo senza addurre a delle spiegazioni sufficientemente
convincenti (alcuni titoli dichiareranno che le macchine umanoidi
venivano progettate e costruite specificatamente per una persona,
ma nulla vietava, apparentemente, che qualcun altro potesse
prenderne il controllo).
A tal proposito, poi, lo scopo dei nemici era sempre quello
di distruggere questi robot, mentre nessuno pareva mai interessato
ad impossessarsene per usare lo stesso per scopi malvagi.
Nel dettaglio, l'avanzamento dell'episodio “tipo”
di questa tipologia di anime era più o meno questo:
la puntata si apriva in maniera più o meno simile presentando
piccoli problemi quotidiani e niente di più. Dall'altra
parte, però, tra le file dei nemici, già si
cerca un piano per sbagliare definitivamente la resistenza
umana e così giunge al cospetto del signore o del capo
di turno, qualche sottoposto intenzionato a voler dimostrare
la sua bravura sul campo di battaglia. Questo sottoposto o
era in possesso di un robot o comunque di una creatura meccanica
speciale o era egli stesso un mostro gigantesco che poteva
trasformarsi in quel modo ogni volta che lo desiderava.
L'avvento del mostro si ha sempre nella stessa identica città
o in zone limitrofe alla base della resistenza umana. In poche
parole, con tutto il mondo a disposizione, i nemici finiscono
inevitabilmente per colpire zone palesemente nipponiche (la
resistenza umana è sempre posta in Giappone, mai all'estero!
Tutti i personaggi sono giapponesi, anche ragazze bionde dagli
occhi azzurri!). A quel punto viene chiesto l'intervento del
protagonista o dei compagni del protagonista; abbiamo, quindi,
una divisione netta tra ciò che accade quando si ha
un solo robot sulla scena e ciò che accade con una
squadra o un intero team. Nel caso in cui il protagonista
sia l'unico combattente con un unico robot, si avrà
una serie di scene che si ripeteranno ad ogni puntata: il
personaggio principale correrà alla base e tramite
alcuni movimenti o passaggi particolari (del tipo gettarsi
nel vuoto con una motocicletta), entrerà nella cabina
di pilotaggio del suo robot dove ne prenderà subito
il controllo. Anche l'entrata in scena del protagonista è
abbastanza simbolica e tende sempre ad essere di effetto.
Più nello specifico, in un cartone animato di robot,
il personaggio principale usciva da sotto una gigantesca cascata.
Il combattimento si svolge più o meno nello stesso
identico modo per tutte le puntate. Il protagonista ingaggia
un furente duello contro il nemico e pare essere a corto di
espedienti; messo alle strette e vicino alla morte, il robot
farà uso del colpo speciale che può essere un'abilità
(tipo Colpo del Sole) oppure l'invocazione di un'arma (tipo
Alabarda Spaziale). Tale colpo, che risulta sempre vincente
ed efficace, viene usato solo alla fine di un duello, dopo
aver sfruttato tutte le armi a disposizione, tutte incredibilmente
ed inspiegabilmente inutili. Diverso è il discorso
se la serie prevede una coppia di robot.
Solitamente, in questo caso, ad arrivare sul campo di battaglia
è quasi sempre l'elemento più debole, ovvero
la donna, che funge solo come diversivo per permettere di
guadagnare tempo fino all'intervento del protagonista il quale
compierà la stessa trafila precedentemente descritta,
ovvero, combatterà fino a che, all'ultimo momento,
userà il suo colpo speciale devastante. Ancora diverso
è il topos in presenza di tre personaggi. In tal caso
molto spesso ad entrare in scena per primo è il ciccione
che viene salvato da morte certa dalla donna la quale, a sua
volta, viene tratta in salvo dal protagonista. Può
accadere, comunque, che nel momento più drammatico
della battaglia, giunga il ciccione per creare un diversivo
comico e per fare divertire un po' lo spettatore. Il terzo
pilota (improvvisato, per dire le cose come stanno) non ha
grandissime doti e di fatti si rende quasi sempre ridicolo
davanti al nemico il quale lo prenderà continuamente
sotto gamba. Il ciccione a volte può provare un certo
senso di inferiorità nei confronti del protagonista
e del suo robot in quanto il suo scopo è quello di
avere per se' qualche momento di gloria... momento di gloria
che pare non arrivare praticamente mai.
A tal proposito è spesso accaduto che nei Gaiden (storie
alternative proposte in pochissime puntate, solitamente una
o al massimo due) sia proprio l'elemento più debole
di tutti a salvare la vita al protagonista. Produzioni di
questo genere sono state, però, quasi sempre scarse
sia dal punto di vista narrativo che dal punto di vista qualitativo
in quanto erano specificatamente dedicate solo ai fan sfegatati
della serie in questione. Altro topos si ottiene quando il
team è numeroso, ovvero composto da più elementi.
In questo caso i piloti possono giungere sul campo di battaglia
tutti assieme o in ordine sparso (il protagonista, comunque,
giunge solitamente sempre per ultimo!).
Quando la squadra è al completo può accadere
che il team tenti di sconfiggere il nemico lasciando i proprio
robot separati, ma sopo qualche tentativo il gruppo ripiegherà
sulla trasformazione della macchina umanoide che sbaraglierà
immediatamente l'avversario una volta nel suo stadio completo.
Altra scelta inspiegabile da parte degli autori è che
tale trasformazione avviene sempre senza elementi di disturbo
senza che nessuno tenti di bloccarla per prevenire la disfatta.
Le relazioni tra i vari personaggi sono più o meno
le stesse in ciascuna produzione di questo tipo e risultano
essere talmente uguali che a volte abbiamo come l'impressione
di assistere allo stesso identico cartone animato anche se
i titoli che stiamo guardando sono diversi.
Il protagonista ama una sola donna che può essere la
sua partner in battaglia (nel caso in cui ci siano due robot)
oppure una figura esterna lontana per una di queste ragioni:
è stata rapita, è stata costretta a lasciare
il Giappone, è stata uccisa o comunque è morta.
Non sempre il protagonista, nell'ipotesi che la donna in questione
sia stata rapita, riuscirà a salvarle la vita. Sia
se viene salvata sia se muore, la donna lascerà un
segno profondo nel cuore del personaggio principale che dimostrerà
una fedeltà assolutamente integerrima verso la sua
“dama” tanto che non si fidanzerà mai con
nessun'altra. La stessa cosa vale se la donna del cuore è
già morta dall'inizio della serie. In tal caso se c'è
un altro elemento femminile, quest'ultimo tenterà disperatamente
di fare breccia nell'anima del protagonista il quale, però,
non si concederà mai, per nessuna ragione del mondo.
Tra le altre cose nessun elemento della resistenza umana ha
delle relazioni strette con i nemici o gli alieni. In quasi
nessun cartone animato di tipo robotico esistono dei traditori
(in entrambe le fazioni), anche se esistono delle rarissime
eccezioni a questa regola; in un anime di questa tipologia,
di fatti, uno degli avversari vorrà passare dalla parte
degli esseri umani e tenterà di aiutarli in forma indiretta.
Purtroppo, però, la sua opera verrà scoperta
molto presto da dei superiori e così il traditore verrà
ucciso sul campo di battaglia sotto gli occhi di tutti. Essenzialmente,
però, le fazioni del Bene e del Male rimangono sempre
nettamente separate forse per delineare senza possibilità
di errore le caratteristiche di ciascun personaggio che mai
come in questo tipo di cartone animato risulta essere altamente
stereotipato.
Caratterialmente, di fatti, il protagonista ha un codice comportamentale
che segue sempre alla lettera; il personaggio principale non
sbaglia mai, non si arrabbia mai senza motivo, non ha quasi
mai paura, non si tira mai indietro, non accetta compromessi,
non si arrende mai, non ha nemmeno un attimo di indecisione,
sa esattamente cosa fare e non è mai un egoista.
L'elemento di supporto (sovente la donna), forse risulta più
verosimile in quanto può accadere che sia dominato
anche da sentimenti non troppo positivi (invidia nel ciccione,
gelosia nella ragazza che vorrebbe conquistare il cuore del
protagonista e via dicendo), però alla fine questi
tratti caratteriali vengono messo a tacere dagli eventi e
dalla narrazione stessa che tende a non sottolineare più
di tanto questi aspetti.
Nei grossi team (cinque elementi) può accadere che
vi sia un triangolo amoroso, ovvero: l'amico del protagonista
è innamorato della ragazza, mentre quest'ultima ha
una cotta per il personaggio principale. Anche in tal caso,
però, questo intreccio forse un po' troppo banale di
relazioni, non viene quasi mai sviluppato, ma usato solo in
alcune occasioni. Nonostante la giovane età, il bambino
risulterà essere fondamentalmente una figura matura
e responsabile (forse anche troppo), mentre il ciccione conserverà
più o meno gli stessi topos ed incipit delle altre
produzioni.
Tra il protagonista e il suo migliore amico potrebbe anche
esserci una piccola competizione, ma in linea di massima,
essa viene sempre messa in secondo piano nel momento stesso
in cui i nemici attaccano la terra.
Altri elementi esterni al gruppo piloti sono i nemici stessi
e l'inventore nonché direttore della base degli esseri
umani, quasi sempre rappresentato graficamente come un uomo
di mezza età, con i baffi e gli occhiali o comunque
con un'aria da intellettuale. Questo personaggio rappresenta
la saggezza e nient'altro. Il suo ruolo, di fatti, si limita
alla constatazione dell'arrivo degli alieni sulla Terra e
nel richiamo alla base della resistenza da parte del protagonista
il quale giungerà immediatamente e dopo pochi minuti
(non importa dove si trovi in quello stesso momento).
Se gli umani vengono rappresentati in maniera altamente stereotipata,
i nemici risultano essere semplicemente delle macchiette,
utili solo a creare un pretesto per formare un combattimento.
Lo scopo degli alieni è sempre quello di conquistare
e poi distruggere la terra, ma non conosciamo mai il perché
(nella stragrande maggioranza dei casi la motivazione non
ci viene nemmeno presentata!). Stessa cosa vale per la fazione
umana. Ciò che non viene mai illustrato è il
passato dei vari personaggi e della stessa organizzazione
cui fanno parte; nella fattispecie non sappiamo come la resistenza
umana si sia formata, come siano “nati” i vari
robot umanoidi e nemmeno come mai proprio quei ragazzi siano
stati scelti per poter pilotare le macchine da guerra.
Tra tutte le produzioni esistenti forse l'unica che riuscì
a contestualizzare maggiormente la situazione fu Gundam, per
altro l'unica che abbia avuto tutte quelle serie, giacché
la maggior parte dei cartoni animati di tipo robotico non
ha mai avuto dei sequel di un certo rilievo (molti di essi
non ne hanno avuto nemmeno uno!).
Non eravamo, comunque, davanti a un anime di ultima generazione
in quanto gli stereotipi imposti dal genere venivano altamente
conservati specie per quanto riguarda la caratterizzazione
dei personaggi, tutti chiaramente impostati nella via del
Bene. Le serie robotiche si mantennero in questo modo per
moltissimi anni durante i quali non venne registrato neanche
un progresso dal punto di vista strutturale. Pareva, di fatti,
che l'unica evoluzione del genere fosse quella grafica (di
fatti la qualità dei disegni, dei colori e delle animazioni
aumentava e stava al passo con i tempi).
Molto presto l'incipit dettato dal genere robotico divenne
sempre più superato fino a che questa tipologia di
anime venne usata sempre meno, fino quasi a scomparire nel
nulla inghiottita, forse, dalla sua stessa incapacità
di cambiare e di modificarsi nel profondo.